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Il Camoscio delle Cinque Valli
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Venerdì 20 Luglio, ore 18:00 presso la Casa della Resistenza - Biblioteca Aldo Aniasi - via Turati 9, Verbania Fondotoce Presentazione del libro: IL CAMOSCIO DELLE CINQUE VALLI con Franco Giannantoni, Carlo Meazza e Paolo Crosa Lenz La... Leggi tutto...

 

 

Mille anni di Domodossola | Stampa |
Scritto da Paolo Crosa Lenz   

1014 – 2014

Il diploma di Dortmund

L’Ossola entra nella storia

Da mille anni Domodossola è la “capitale” dell’Ossola


Nell’autunno 1014 il vescovo di Novara, Pietro III “il prudente”, si reca alla corte imperiale in Germania per ricevere dall’imperatore Enrico II l’investitura del “comitatulo” dell’Ossola. Questo avviene al termine delle “guerre arduiniche” che videro opporsi Arduino, marchese di Ivrea e grande feudatario del nord Italia, a Enrico II, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico (confermato il 14 febbraio 1014 in Roma nel titolo imperiale con la consorte Cunegonda).

Da Novara al castello d’Orta, all’Ossola, superando le Alpi in Val Formazza attraverso il passo del Gries, Pietro III si reca in Germania realizzando un preciso disegno politico: trasformare i diritti feudali vescovili del Novarese (singole prerogative distribuite a macchia di leopardo su un territorio tra la pianura e la montagna) in un vasto feudo fermamente controllato dalla Curia novarese. La costituzione di uno “stato ecclesiastico” unitario.

L’imperatore è grato a Pietro III per la sua scelta ultima di schierare potere e armati del feudo novarese accanto all’impero germanico, sacro e romano. “Tutti i fedeli della Chiesa e nostri sappiano che il venerabile Pietro vescovo della santa Chiesa novarese e nostro fedele, per la fedeltà a noi ha sofferto molte cose, cioè la fame, la sete, il caldo ed il freddo ed inoltre, fuggendo, mentre i nemici lo inseguivano, a piedi nudi superò rupi di ghiaccio e montagne molto aspre.”

L’imperatore concede “in riconoscimento della sua fatica ed in risarcimento dei danni subiti da lui, un comitatulum che si sa esistere in val d’Ossola nella parrocchia del medesimo episcopato della Chiesa predetta di Novara, con tutte le funzioni che dal medesimo comitatulum spettano alla parte pubblica.”

Sul colle di Mattarella, in posizione elevata e aperta sulla piana ossolana, il castello vescovile diventa, con la donazione al vescovo-conte di Novara, il centro politico dell’Ossola.

La “donazione” di Enrico II di Sassonia rappresenta il riconoscimento e l’inserimento dell’Ossola superiore nella “grande storia” della diocesi novarese. Con essa Domodossola (il colle di Mattarella) diventa giuridicamente la “capitale” dell’Ossola.

Dopo tre secoli di potere vescovile, i patti “dedicatorii” (spontanei) al Ducato di Milano (1381), sposteranno l’Ossola nella sfera lombarda che gli sarà propria fino al 1743. Con tali patti emergeranno chiari i caratteri storici della geopolitica storica ossolana: la contrapposizione con Vogogna (Rocca e Castello), la decadenza di Mattarella e l’emergere della Domodossola “comunale” (costruzione della cinta muraria), l’affermazione e la strenua difesa dei “privilegi”.

Con il Diploma di Dortmund (1014), Domodossola entra nella storia europea.

 
 
 
       

 

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