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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Monte Carza | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

MONTE CARZA

6 FEBBRAIO 2014

Dislivello: 750 m. Tempo di salita: 5 h 15’. Tempo totale: 6 h 15’

Un’escursione per tutti, con dislivello modesto, che richiede circa 4 ore con passo tranquillo, può trasformarsi in una specie di campagna di Russia al variare delle condizioni della montagna. Per questo vige sempre la sacra regola di non girare mai soli, soprattutto d’inverno. Con oltre un metro di neve fresca e pesante, può costituire un problema finire in un buco nascosto dalla neve, se non c’è una mano amica che ti aiuta, ma solo dopo averti accuratamente fotografato. Giovedì 6 febbraio la giornata è stupenda, un breve intervallo fra lunghi periodi di pioggia e neve. Meta sicura e tranquilla è il monte Carza, il più bel punto panoramico sul Lago Maggiore. In otto più un quadrupede raggiungiamo Cheglio, frazione di Trarego. Scesi dalle auto (quota 771), ci accoglie subito uno stupendo scorcio del lago, coperto da un mare di nuvole. In alto c’è tantissima neve ed il bosco è un tutt’uno colla massa bianca che lo ricopre. Si attraversa Trarego e si inizia a salire. Pontetto, alpe Fodrasca, dove calziamo le ciaspole a quota 900, alpe Schec (937). Fin qui c’è ancora poca neve, ma da quota 1000 in su ce n’è veramente tanta, fresca e pesante e si comincia faticosamente a batter pista, soprattutto la guida e l’anziano in crisi a Solcio, che oggi è in piena forma. A Piazza, quota 1048, il gruppo si divide: uno di noi non è in giornata, la gita si profila molto faticosa ed in tre optano per un percorso più breve e meno impegnativo. Nel nostro gruppo non si resta mai da soli! Gli altri cinque raggiungono l’oratorio di Sant’Eurosia a quota 1055. Il sole scioglie la neve sugli alberi e ci si attrezza come quando piove, con copri-zaino e giacche a vento. Fino a qui 1 ora 45’ (di solito ci s’impiega 1 ora). Si sale a destra nel bosco e si raggiunge la bocchetta, a quota 1181, fra Cima Tondone e Cima Forcola. Fortunatamente conosciamo bene la zona ed abbiamo una guida con parenti Apaches, perché la segnaletica è in buona parte nascosta dall’altezza della neve. Oggi non c’è tempo per la colazione. Un sorso di tè e si prosegue, sempre arrancando nella neve alta, fino a Cima Forcola (1303), Monte Pian Bello (1325, il punto più alto dell’escursione) e Cima Ologno (1132), fra brevi salite e lunghe discese. Camminiamo da 3 h 30’ ed il Monte Carza (1116) è ancora lontano. Ci arriviamo dopo altri saliscendi alle 13.45. L’ultimo tratto, fuori dal bosco e, quindi, con ancora più neve, è il più duro: ci si dà il cambio a batter pista ogni 5 minuti. Sembriamo l’esercito napoleonico in ritirata. L’unica differenza è che siamo ben forniti di cibo e bevande, pur non avendo il tempo di farne uso. Vale sempre la pena di venir qui, anche colla fatica di oggi. Ci si può anche salire in un’ora comodamente da Trarego, ma un po’ di sano masochismo non guasta mai. Alle 15 raggiungiamo i tre amici che ci hanno preceduti alle auto e, finalmente, stappiamo una meritata bottiglia di Prosecco.

 
 
 
       

 

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