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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Alta Val Bognanco | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. A volte è bello anche non avere una meta ben precisa, se non quella del rifugio, dove asciugarsi, riscaldarsi e nutrirsi adeguatamente. La neve fresca ed il tempo incerto cancellano le velleità “agonistiche”, ma mai quelle del sano piacere di stare fra amici. La stupenda alta Val Bognanco si presta a queste improvvisate performance per la vastità e la varietà del territorio.

ALTA VAL BOGNANCO

27 MARZO 2014

Dislivello: 700 m. Tempo di salita: 2 h 45'. Tempo totale: 4 h 30'.

E' la solita storia di molti giovedì dell'inverno 2013 – 2014: tempo incerto, tendente al brutto, e neve fresca da quota 1200 in su. Si opta per San Bernardo come campo base, allertando per tempo il rifugio – ristorante, gestito da persone gentili e disponibili. Ritrovo quasi al buio a Domo Sud, caffè e partenza per la val Bognanco in 11 bipedi ed 1 quadrupede. Oggi rientra nel gruppo, dopo una lunga assenza, un carissimo amico, socio fondatore del nostro gruppo. Festeggeremo. Il dodicesimo umano ed il secondo cane ci raggiungeranno per il pranzo, bloccati come sono da impegni di lavoro e da un'articolazione non ancora del tutto sbloccata. Sul viadotto prima di Vercengio ci sono 20 cm di neve fresca e se ne prevede altra: ecco automaticamente definita la località di partenza, a quota 1200. Subito calziamo ciaspole (in 6) e sci (in 5), anche se la neve è un po' inconsistente. E' tutto peso in meno sulle spalle. Seguiamo la strada fino a Vercengio e qui ci dividiamo. Cogli sci saliamo lungo i prati e, tanto per cambiare in questo nevoso inverno, battiamo pista. Un taglio nel bosco, dopo i prati, punta diritto all'ultimo tornante della strada, prima di San Bernardo, quota 1600, dove arriviamo tranquillamente in circa un'ora. Il piccolo parcheggio invernale, in prossimità della chiesetta, si raggiunge scendendo quasi in una buca: quanta neve quest'anno! Siamo sempre nella nebbia, con un po' di nevischio, ma la vista del potente fuori-strada della signora, che è salita al rifugio, insieme alla figlia, per prepararci la pappa, ci toglie ogni perplessità. Arrivano i ciaspolatori, che han fatto molta più strada di noi, e si fa colazione. Riprendiamo lungo il percorso diretto per Gattascosa (destra orografica), senza scendere al ponte sul rio Rasiga. C'è sempre più neve fresca a terra, bagnata e pesante, mentre altra inizia a scendere dal cielo. I rami degli abeti sembrano cedere al suo peso. Proseguiamo, battendo sempre pista, fino allo splendido pianoro, da Rocky Mountain canadesi, cento metri sotto il lago di Ragozza. Adesso nevica forte, si vede sempre meno e le uniche tracce sono le nostre. Ci rendiamo conto che, in certe condizioni, ci si può perdere in montagna anche in luoghi dove si è già transitati mille volte. Qualcuno ha già fame! Strano! La decisione di tornare sui nostri passi non è particolarmente sofferta. Il profumo del buon cibo che ci aspetta al rifugio facilita il ritrovamento della pista di salita. Qualche bella curva in neve fresca, questa volta senza tuffi, ci riporta rapidamente al rifugio ed alla sua calda accoglienza. Mentre pranziamo la neve aumenta d'intensità ed apprezziamo ancor più la compagnia. La discesa è tranquilla. Resta poca neve da Vercengio in giù, perché, a fine marzo, se ne va molto in fretta. Con qualche forzatura riusciamo ad arrivare alle auto con gli sci ai piedi. Mentre scendiamo a valle ricompare il sole, a ricordarci che la primavera è già iniziata.

 
 
 
       

 

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