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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Pizzo Ruggia | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Il pizzo Ruggia è meno conosciuto del “gemello” Pizzo Ragno (entrambi alti 2289 m), ma merita una salita per dare valore aggiunto al già entusiasmante giro delle bocchette alte della Valle Vigezzo, da cui viene sfiorato. Richiede un po' di attenzione la discesa dal Pizzo Ruggia all'omonima bocchetta.

GITA N. 18

BOCCHETTE ALTE DELLA VALLE VIGEZZO – PIZZO RUGGIA

3 LUGLIO 2014

Dislivello totale: m 1400. Tempo totale: 7 h 10'.

E' una bella giornata inserita, per nostra fortuna, in questo luglio “autunnale”. In 12, più Asia e Willy, partiamo di buon'ora da Arvogno, posteggiando alla partenza della seggiovia. Oggi c'è anche una signora, gran camminatrice, che il lavoro teneva da tempo lontana dal gruppo. Attraversato il ponte sul Melezzo, quota 1200, si sale alle alpi Verzasco, 1393, e Villasco, 1644. Fin qui 1 h 5'. Sempre su bella mulattiera e evidente sentiero ci portiamo all'alpe I Motti, 1844, e alla Cappella di San Pantaleone, 1992. Camminiamo da 2 ore. I quattro meno allenati, fra cui il sottoscritto, si fermano qui, mentre gli altri proseguono per il laghetto di Panelatte, 2062, in veste ancora semi-invernale, e sono di ritorno dopo circa mezz'ora, toccando anche il passo di Fontanalba, 2024. Colazione e si riparte tutti in direzione della bocchetta di Ruggia. Il panorama, fino al Monte Rosa e ai “quattromila” del Vallese, è meraviglioso. Perdiamo dolcemente 80 metri di quota e lasciamo il sentiero principale per deviare a sinistra verso la Cima Coppi della giornata, il Pizzo Ruggia. E' una delle rarissime cime che la nostra guida, stranamente, non ha ancora raggiunto. Sarà, quindi, un onore per tutti conquistarla insieme a lui. In corrispondenza di un avvallamento con un piccolo specchio d'acqua e nevai residui ci teniamo a destra ed individuiamo, con difficoltà, una traccia mal segnata. Seguendola ci portiamo sul filo della cresta nord-ovest e, su terreno sempre più ripido, raggiungiamo la vetta, 4 ore dopo la partenza. Poco sole, aria fresca e tonnellate di sterco ovino e caprino accorciano la permanenza in vetta. La buona visibilità ci incoraggia a scendere in direzione sud fino alla bocchetta di Ruggia, 1992, in circa 30 minuti. Anche qui il sentiero non è segnato, c'è soltanto una traccia. Il terreno è infido e prestiamo molta attenzione per evitare scivolate sui prati ripidissimi, che potrebbero avere spiacevoli conseguenze. Tutti indenni alla bocchetta, riprendiamo il sentiero principale, ben segnato, ed arriviamo all'alpe Ruggia, 1888, ed ai laghetti di Muino, 1922. La fame si fa sentire, ma, per incrementare lo scarso dislivello fin qui percorso, saliamo per il pranzo al laghetto più alto, a quota 2000 circa. Dalla bocchetta di Ruggia 45'. Un'oretta di riposo e si riparte, scendendo sul sentiero principale e risalendo alla bocchetta di Muino, 1974. Di qui, anziché scendere a sinistra verso la Piana di Vigezzo, scendiamo leggermente a destra, su sentiero segnato, all'alpe Sdun, 1465, all'alpe Cortina, 1355 ed al ponte di Arvogno. 1 h 40' dalla bocchetta di Muino. La giornata si conclude con una “botta di c.” del nostro amministratore che, transitando davanti al rifugio di Arvogno, incontra un signore d'altri tempi, che gli restituisce le racchette telescopiche nuove da lui perse in febbraio al ritorno da una gita invernale. Purtroppo, di persone come il gentile muratore vigezzino ne sono rimaste pochissime.

 
 
 
       

 

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