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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

MONTE FAIERONE | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Ancora una gita del 2013, primaverile, con vista incantevole sul Lago Maggiore. Nei mesi caldi il tratto finale, ripidissimo e in pieno sole, sarebbe “massacrante”. Il Rifugio Baita Zabò, all'Alpe Rombiago, sulla via del ritorno, è un ideale punto d'appoggio, che offre riparo anche nelle giornate di pioggia.

MONTE FAIERONE

2 maggio 2013

Dislivello totale: 1250 m. Tempo totale: 5 h 20'

Oggi siamo in sette, con tre rappresentanti dell'INPS ossolana e due dell'INPS verbanese. Due del gruppo, invece, sono ancora in attività, per consentire la nostra sopravvivenza. Poco dopo Cannobio, in direzione Locarno, si imbocca la strada che porta a Sant'Agata, quota 490, bel paese che domina il lago. Qui posteggiamo e in 10' raggiungiamo Cinzago, 501, con il suo caratteristico campanile a sezione triangolare. Nuvole, che più in alto si trasformeranno in nebbie vaganti, mantengono fresca l'aria. Si prosegue, in falsopiano, fino alla chiesa di San Bartolomeo in montibus, del XII secolo, immersa in un meraviglioso castagneto, 523 (20'). Si incomincia a salire seriamente e, dopo altri 20', siamo all'Alpe Pizzocca, 714. 15' ed ecco il grande e ripido prato dell'Alpe L'Agher. Siamo intorno a quota 1000. C'è un agriturismo e il panorama sul Lago Maggiore è speciale: più si sale, più si estende, più ci lascia a bocca aperta. Contemplandolo, dedichiamo ben 20 minuti alla colazione. Da L'Agher alla cima si devono inserire le ridotte, la pendenza è inclemente. Dopo 65 ripidi minuti finisce anche il bosco e ci troviamo sulla dorsale est - ovest che porta in vetta. Fortunatamente non picchia il sole e il fresco allevia le nostre sofferenze. Una bella vipera si fa trovare in mezzo al sentiero, semi addormentata dopo il lungo letargo e priva di intenzioni bellicose. Ci limitiamo a spostarla delicatamente. Uccidere le vipere non serve a niente. Se non tenti di accarezzarle a mani nude o se non le calpesti a piedi scalzi, si fanno i fatti loro e svolgono la loro utile funzione nella catena biologica. Ancora 45 minuti, aiutati anche da qualche catena, utile ma non indispensabile, e siamo in vetta, 1715. C'è ancora qualche piccola chiazza di neve sul versante occidentale, verso la Valle Cannobina. La dura salita ha fatto una certa selezione, ma ci ricompattiamo rapidamente. Qualche foto di gruppo e alla parte di panorama che le nuvole vaganti ci concedono ed inizia la discesa in direzione sud, su traccia, sentiero e strada sterrata nell'ultimo tratto. Siamo sul versante occidentale della lunga dorsale che dal Monte Giove sale verso nord, al Faierone ed al Limidario. Dopo 45' raggiungiamo l'Alpe Scierz, 1235. Ancora 15' ed ecco l'Alpe Rombiago, 1167, con l'accogliente Rifugio Baita Zabò. Più che alpeggi Scierz e Rombiago sono dei paesini. Anche questo rifugio, frutto delle solite iniziative private che, spesso, riabilitano l'Italia, costituisce un comodo ed accogliente riparo per gli escursionisti, pur essendo chiuso. Qui pranziamo con tutta calma e ci crogioliamo al sole che, adesso, fa anche piacere. Risaliamo leggermente verso il Monte Giove (chi vuole può salirci in 10') e scendiamo per sentiero e/o strada sul versante del lago, passando da Pian Betulle, 1090, e Alpe Marcalone, 870 (birra all'agriturismo!). In 1 h 25' da Rombiago, pause escluse, raggiungiamo le auto a Sant'Agata.

 
 
 
       

 

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