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NOVITA' Cantar Storie vol.5
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Cantar Storie vol. 5 - "Walser Lied" Un viaggio nel canto di tradizione orale delle colonie Walser meridionali L'opera rappresenta il primo tentativo di ricerca etnomusicologico-corale incentrata "ad ampio raggio" sulle... Leggi tutto...

 

 

CIMA SASSO | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Torniamo nel Parco Nazionale della Val Grande per la prima gita autunnale del 2013. La Cima Sasso è una meta classica e frequentata. A differenza di molte altre escursioni in questa zona, si cammina anche “in alto”, su una lunga dorsale con panorami stupendi. Non c'è la pur affascinante oppressione dei profondi anfratti di queste valli, dove ci s'immerge quasi in apnea. Il ritorno passando da Pogallo rende il percorso lungo e abbastanza faticoso.

 

CIMA SASSO

26 settembre 2013

Dislivello totale: 1400 m. Tempo totale: 7 h 05'

In otto da Verbania ed in quattro dall'Ossola, con Asia e Book, viaggiamo nella notte per essere al caffè delle 6.30 a Rovegro, prima dei 7 chilometri di strada tortuosa e stretta che conducono a Cicogna, 732, dove albeggia. Percorrendo questo tratto, penso con ammirazione e senza invidia a chi qui abita e deve farselo due volte al giorno. Dal paese parte una bella mulattiera in direzione nord – nord ovest, che manterremo fino in vetta. Dopo 25' siamo all'Alpe Roccolo, 930, e, dopo altri 40', ecco i ruderi dell'Alpe Prà, 1223, con il masso coppellato (a sinistra della mulattiera), e la Casa dell'Alpino, rifugio della sezione ANA di Intra e posto ideale per la colazione. Nel bosco di faggi si addentra il sentiero che, in 15', ci porta all'Alpe Leciuri, 1310. Qui il presidente c'impartisce la consueta benedizione con sagge raccomandazioni ed imbocca la scorciatoia che lo porterà direttamente a Pogallo, dove ci aspetterà, avendo astutamente risparmiato qualche ora di cammino. Sempre nella stessa direzione, usciti dal bosco, percorriamo la lunga dorsale seguendo il sentiero, un po' a destra ed un po' a sinistra, alternando tratti ripidi a falsopiani. Alla nostra sinistra (ovest) c'è la Val Grande, percorsa dal torrente San Bernardino. Alla nostra destra (est) c'è la Val Pogallo, percorsa dal torrente omonimo. Dopo 35' siamo alla Colma di Belmello, 1589. Il sole comincia a spuntarla, le nuvole sono più in basso, i paesaggi sono superbi. Prima del faticoso strappo finale che conduce in vetta, l'altro saggio, che è anche il decano del gruppo, nonché presidente onorario, si ferma ad aspettarci. Alla sua età sarebbe un sogno per tutti arrivare fin qui. Dopo 1 h 15'dalla Colma siamo in vetta alla Cima Sasso, 1916: 3 h 10', pause escluse. Foto di rito e torniamo in 25' dove ci aspetta il presidente onorario. Scendiamo decisi alla nostra sinistra (est) e, su terreno sporco, senza sentiero, immersi fra arbusti e rododendri, raggiungiamo in 40' quel che resta dell'Alpe Cavrua, 1415. Su questo terreno improvvisiamo una gara di tuffi, come non si vedeva dai tempi di Cagnotto e Di Biasi: manca soltanto l'acqua. All'alpe ritroviamo il sentiero e, seguendolo con attenzione, pur distratti da qualche splendido porcino, raggiungiamo in 1 h 25' Pogallo, 830, ricco di baite e di storia, anche tragica. Nella baita di due amici, che ci hanno preparato un sontuoso risotto, ritroviamo il presidente. La sosta è lunga e i soliti si godono un meritato riposo, mentre altri, anch'essi “soliti”, aiutano a rassettare la baita. Il rientro a Cicogna, con vari su e giù che incrementano il dislivello già rispettabile, dura 1 h 25', con la giusta fatica dovuta alle abbondanti libagioni.

 

 
 
 
       

 

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