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Giovanni Leoni, il Torototela | Stampa |
Scritto da Paolo Crosa Lenz   

Alpinismo, poesia, dialetto.

Novant’anni fa moriva a Mozzio, ridente villaggio rurale in Valle Antigorio, Giovanni Leoni. Fu il Torototela, il più grande poeta dialettale che l’Ossola abbia mai avuto. La sua vita fu un’avventura, le sue poesie esprimono la malinconia e l’ironia proprie del montanaro ossolano. Pochi lo conoscono.

Giovanni Leoni nasce a Domodossola nel 1846 e a 24 anni emigra con il fratello Costantino a Montevideo dove crea la “Leoni Hermanos”, un proficua attività commerciale in tessuti e generi vari. Compra una nave con quindici uomini di equipaggio e naviga le fredde acque della Patagonia trasportando ogni genere di merce. Viaggi in quel “mondo al confine del mondo” tanto di moda oggi. Nel 1886 Giovanni Leoni liquida l’azienda e rientra in Italia dove vive di rendita fino alla morte. In inverno vive a Domodossola, Bologna e Torino dove frequenta assiduamente la borsa valori. In estate vive a Mozzio dove, via via, trascorrerà soggiorni sempre più prolungati fino a stabilirvisi definitivamente. Nel 1891, durante un viaggio a Roma, scrive la prima poesia dialettale (“L’Olèta”) che invia all’amico parroco di Mozzio, don Gaudenzio Sala. Per oltre vent’anni scriverà poesie mordaci e satiriche in dialetto ossolano con lo pseudonimo di Torototela, a richiamare quei menestrelli girovaghi che nell’Ottocento giravano le piazze accompagnando le loro storie con il suono di una specie di violino ricavato da una zucca vuota. Le sue poesie verranno pubblicate nel 1929 dal nipote Camillo Boni con il titolo di “Rime Ossolane”. Fu presidente della sezione di Domodossola del CAI e fondò la “Pro Devero”. Tra il 1899 e il 1901 fu il promotore della costruzione del rifugio alpino sul Monte Cistella.


 

Ul Torototela

 

Quel pòvar poeta strascià

con l’archett e la zùca armoniosa

condanà da nà sempar girànd

ul caplasc da ‘na part ben piegà

una piuma piantàa int’ul bindel


Ugh legeva la vita a la gent

costumà quatar mes par stagiòn

a sentìi lamentass i busecch

i han truvà mort ul torototela

in la stala di vacch du Gìbilin


La sò fin natural l’era quèla:

fàa ghignà par un sold la marmaia

e murì còm un can su la paia;

pòvar diavul d’un torototela!


Giovanni Leoni

Parte dalla poesia Ul Torototela

Mozzio 24 aprile 1919

 
 
 
       

 

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