Ultimi Eventi

Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
Immagine

Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

SOGNO – LA VIA DEI TORCHI E DEI MULINI | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. L'ultima escursione del 2015, ovvero “la gita degli auguri”, ha caratteristiche ben precise: poca fatica, sottofondo cultural-religioso (itinerario archeologico e chiese), presenza benedicente del presidente e del maggior numero possibile di soci. Ci godiamo, così, con calma i bei panorami della Val d'Ossola, in attesa della neve e del vero inverno.

 

18 DICEMBRE 2014

Dislivello totale: 650 m (500 m senza Varchignoli). Tempo totale: 5h 35'.

La giornata discreta, con temperatura mite, ci consente di programmare questa escursione, ormai classica, pur non avendo un punto d'appoggio al coperto per il pranzo. Scopriremo troppo tardi, nel corso della gita, che a Tappia è aperto un agriturismo, bello e in un bel posto. Percorreremo parte della “Via dei Torchi e dei Mulini”. Siamo in dodici. Ormai ci stiamo specializzando nell'evitare il numero poco gradito ai superstiziosi. E' rappresentata al completo anche la seconda razza di mammiferi carnivori ammessa nel nostro gruppo, quella dei canidi: Asia, Book e Willy festeggiano con noi l'ultima can-minata del 2014. Il presidente non poteva mancare e prosegue nel recupero fisico, dopo mesi di assenza. Posteggiamo a Crosiggia, 402, frazione di Domodossola, in prossimità del cimitero. Sono le 8.00 e, come di consueto, ci siamo presi un ottimo margine rispetto alle tradizionali tabelle di marcia. Su bel sentiero e, in parte, strada, in direzione sud, raggiungiamo l'oratorio di Sant'Antonio ed il borgo di Anzuno, 551, in 30'. Stessa direzione e, dopo 20', attraversiamo il Rio Anzuno, costeggiato dai vecchi mulini per la macinazione dei cereali, allineati lungo il corso d'acqua. Sempre su sentiero evidente e ben segnato, che ci condurrà per l'intera giornata, arriviamo alla Cappella dell'Oro, 602, in 10', ed al borgo di Tappia, 637 (15'). Breve pausa colazione e proseguiamo per l' Alpe Maianco Inferiore, 738: 35' da Tappia. Di qui scendiamo per attraversare il rio Valle dell'Inferno, senza traccia alcuna di ghiaccio o neve, consueti in questo periodo, e risaliamo a Sogno, 736, considerata la frazione più alta di Villadossola, in 30'. Sui meravigliosi antichi borghi di Anzuno, Tappia e Sogno ci sarebbero da scrivere libri. Siamo in anticipo. In sette facciamo una puntata fino a Varchignoli, 584, con il suo itinerario archeologico, mentre gli altri cinque organizzano aperitivo e pranzo sui comodi tavoli di Sogno (55' andata e ritorno). Mentre ci sfamiamo abbiamo la gradita sorpresa di un amico salito in auto da Villadossola per salutarci. In un'ora siamo di nuovo a Tappia e ci fermiamo a dissetarci nell'agriturismo di recente apertura. Scopriamo che ci sarebbero anche delle camere, ma non possono entrare in servizio in quanto procurerebbero un eccessivo “carico antropico” all'abitato di Tappia. Storie di piani regolatori e di “burocratologia” che ci riportano a brusco contatto con la triste realtà italica che, per qualche ora, avevamo finta d'ignorare. Ad Anzuno, dopo 30', per variare un po' itinerario, lasciamo l'oratorio di Sant'Antonio alla nostra destra e proseguiamo in piano fino alla Borgata Cruppi, 545, e all'oratorio di San Defendente (25'). Di qui, lungo sentiero e strada asfaltata, raggiungiamo la tenuta del Roccolo, 420, e Crosiggia (25'). Siamo nella Riserva Naturale del Sacro Monte Calvario e siamo anche certi che il Padre Fondatore, Antonio Rosmini, avesse un concetto ben più elevato di “carico antropico”.

 
Monte Fajè | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Escursione abbastanza faticosa, ma senza problemi. C'è neve solo sopra i 1700 metri e le nostre anziane ossa, in attesa del vero inverno, cercano calore e poche grane. Pur essendo dicembre inoltrato, il sole scalda ancora, almeno quanto la maestosa vista dei tre laghi, Maggiore, Orta e Mergozzo.

MONTE FAJE'

11 DICEMBRE 2014

Dislivello totale: 1100 m. Tempo totale: 5h 15'. Sviluppo totale:11,6 km.

Splendida giornata. In dodici, con Willy ed Asia, all'alba siamo già a Bracchio, superbo balcone sul lago di Mergozzo, a quota 300. Parcheggiamo alle prime case e, con difficoltà, calziamo gli scarponi: c'è ancora poca luce, ma abbiamo evitato il traffico mattutino delle metropoli del VCO. Dopo lunga assenza, ci onora della sua presenza il presidente. Si attraversa il paese tenendo la destra, si passa in prossimità della chiesa, e, poco più avanti, s'imbocca la bella mulattiera per l'Alpe Vercio. Anche una strada vi sale, ma, fortunatamente, non interferisce. Dopo 30' breve sosta ad una cappella e si fotografa il sorgere del sole. Le piogge del Mottarone sembrano un lontano ricordo. Sempre lungo la mulattiera ed un breve tratto di strada sterrata raggiungiamo Vercio, 828, in 45'. Colazione, foto a panorami sempre più belli, man mano che si sale, ed un momento di meditazione toccante presso un piccolo cippo, in prossimità della chiesetta, che ricorda una tragedia di quasi vent'anni fa. Si spazia sui quattromila, dal Rosa al Mischabel. Ancora in direzione nord, su bel sentiero, si raggiunge in 60' la Colma di Vercio, 1255. Ci ricompattiamo, crogiolandoci per qualche minuto al sole. Il presidente, che deve la prestigiosa carica non solo ai capelli più bianchi, ma anche alla sua collaudata saggezza, raggiungerà direttamente l'Alpe Ompio da Vercio, accompagnato da un fedele scudiero. E' già per lui un ottimo allenamento, dopo mesi di inattività. Noi, alla Colma, pieghiamo decisamente a destra (est) e percorriamo la cresta che separa la Bassa Ossola dalla Valgrande, in falsopiano. Dopo 25' siamo in vetta al Monte Fajé, 1352, uno dei punti panoramici più grandiosi di tutta la provincia, che deve il suo nome alle belle faggete che lo circondano. Iniziamo la discesa verso il Rifugio Antonio Fantoli dell'Alpe Ompio dividendoci, a scopo esplorativo. Un gruppo percorre il sentiero ben segnato, leggermente più lungo, che scende prima ripido nel bosco, in direzione Valgrande, poi piega a destra. L'altro gruppo segue la dorsale, meno ripida, in direzione di Ruspesso, piegando decisamente a sinistra nel bosco, senza sentiero, quando si trova in corrispondenza di Ompio. Questo secondo percorso, più diretto, è sconsigliato in estate con bosco e vegetazione a terra più fitti. Al rifugio, quota 997, raggiunto in 30' dalla vetta, c'incontriamo con i due amici saliti direttamente da Vercio. Pranzo tranquillo, sempre in pieno sole, e rientro in direzione di Ruspesso, 950, dove termina la bella strada che sale da Bieno o Santino. Una sosta alla bellissima baita di un ex componente del nostro gruppo e, lungo strada o sentiero, giungiamo alla Cappella di Erfo, 662. Qui si lascia la strada, prendendo un sentiero sulla destra, che passa dall'Alpe Boscopiano e ci riporta a Bracchio in 2 h 05' da Ompio. E' più presto del solito e ci permettiamo l'ultimo drink.

 
MOTTARONE E MONTE ZUGHERO DA LEVO | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Come scrivevo nelle premesse alle prime gite di questa rubrica, la montagna è sempre bella, anche con tempo brutto. Bisogna solo scegliere una meta adatta alle condizioni meteorologiche e alla stagione. La zona del Mottarone lo è. Se, poi, si è in buona compagnia, il gioco è fatto.

 

MOTTARONE E MONTE ZUGHERO DA LEVO

4 DICEMBRE 2014

Dislivello totale: 1000 m. Tempo totale: 6 h 35'. Sviluppo totale: 17,62 km.

Consci da giorni della pessima giornata che ci aspetta, noi “del giovedì” prenotiamo per tempo un pasto caldo al riparo dalla pioggia e scegliamo i larghi sentieri e le strade che conducono in vetta al Mottarone. Rinunceremo all'ineguagliabile panorama che si gode dalla vetta, ma manterremo l'allenamento e trascorreremo una bella giornata fra amici. La montagna fra i due laghi si può raggiungere da ogni paese o città sita ai suoi piedi. Con la pioggia insistente di oggi riteniamo sia meglio prediligere il comodo percorso che sale da Levo, il bel paese a 600 metri che domina Stresa e Baveno. Siamo in 12 più l'impermeabile Willy, a quattro zampe. Fra gli umani una signora che si è presa un giorno di riposo (si fa per dire!) e che tiene tranquillamente il passo di chi ha più tempo di lei per allenarsi. Nel bar di Levo, all'ora del caffè, un simpaticissimo cartello d'epoca ricorda i tempi antecedenti il 1958, allorché il senatore Lina Merlin sancì l'inizio della prostituzione fuori controllo. Dopo 35' di bel sentiero e strada asfaltata passiamo in prossimità del Giardino Botanico Alpinia e della stazione intermedia della funivia che sale da Stresa, 800 circa. Si prosegue su strada sterrata e sentiero. Oltre una bella pineta sbucano i ruderi dell'Alpe Giardino, 960 (50'). Rapida colazione, sempre con gli ombrelli aperti. Altri 20' e siamo alla stazione della vecchia funicolare, smantellata nel 1963, e alla Fonte Vitaliana, in pieno Parco Borromeo. Proseguiamo lungo il vecchio tracciato della funicolare passando, dopo 20', in prossimità di ciò che resta della chiesa di Sant'Eurosia, che i più devoti di noi visitano. Più su si passa finalmente ad un bel sentiero di montagna, raggiungendo l'arrivo della funivia, 1381, e, nuovamente su strada, la Chiesa della Madonna della Neve, 1410, 55'. Due foto al riparo dalla pioggia ed ultimo strappo fino alla vetta, 1491 (15'). Panorama zero, pioggia sempre ed in 10' scendiamo alla baita CAI, sul versante di Omegna, dove ci si asciuga e si pranza. Nella nebbia e sotto la pioggia ripartiamo in direzione nord – nord – est, scendendo lungo la pista di sci fino al caratteristico masso a forma di ippopotamo, che qualche ardito scala. Di qui si raggiungono l'Alpe Nuovo ed il rifugio del CAI Baveno, 1205, 55'. Ancora una breve discesa e poi 50 m di risalita fino al Monte Zughero, 1230, 10'. La pioggia dà un po' di tregua, ma il panorama è sempre assente. Si prende la direzione sud – est con un breve tratto di sentiero scomodo e ripido (l'unico dell'escursione). Più in basso si trasforma in strada sterrata e, nell'ultimo tratto, asfaltata, fino a Levo. 2 h 15' dal Monte Zughero. La discesa dura più della salita, per il notevole sviluppo del percorso scelto, e, non appena sulle auto, si accendono i fari.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 3 di 10
 
 
       

 

Joomla Templates by Joomlashack