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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Traversata Beura - Trontano | Stampa |
Scritto da Fabbri Gianpaolo   

PREMESSA. La corona di montagne sulla sinistra orografica del Toce, che separa l'Ossola dalla Val Grande, vista da Domodossola non dice granché. Basta, però, elevarsi di qualche centinaio di metri su quei pendii per capire che si entra in un ambiente meraviglioso, abbastanza aspro e sconosciuto da non essere ancora completamente preda dell'homo sapiens.

TRAVERSATA BEURA – TRONTANO

PRIMA PARTE: BEURA – RIFUGIO ALPE POZZOLO

29 OTTOBRE 2014

Dislivello totale: 1400 m. Tempo totale: 3 h 30'.

Le splendide giornate di fine ottobre ci permettono di programmare una lunga escursione, ormai abituale per il nostro gruppo in autunno. Sappiamo che entrambe le tappe sono lunghe e faticose, che occorre sempre un buon allenamento e che si dovrà un po' soffrire. La settimana scorsa, sulle alte creste, soffiava vento tempestoso e, nonostante il sole, si è dovuto rinunciare. Peccato perché un'ora in più di luce la sera avrebbe fatto comodo. E' così che in tre partiamo da Beura, subito dopo pranzo, con zaini molto più pesanti del solito. Due amici ci hanno preceduti di mattina per preparare il campo base, cioè il rifugio all'Alpe Pozzolo, 1635, costruito e gestito dagli Amici della Montagna di Beura. La costruzione si trova su un pianoro in eccezionale posizione panoramica, con vista sulle montagne circostanti, italiane e svizzere, dominate dal Monte Rosa. L'iniziativa privata che ci regala questo rifugio, sempre aperto, attrezzato, ben gestito, sta a dimostrare che anche in Italia “si può”. E si potrebbe non solo qui. Naturalmente, prima di programmare l'escursione, ci siamo informati, contattando un responsabile, sullo stato del rifugio, su eventuali necessità logistiche e così via. Altrettanto naturalmente, dopo aver utilizzato questo “regalo” degli Amici della Montagna, lasceremo un contributo per le spese di mantenimento della struttura, che spesso questi volontari insuperabili sono costretti a sobbarcarsi personalmente. Ma ripartiamo da Beura, quota 257, dove una bella e ripida mulattiera conduce prima ad una cappelletta e poi, tenendosi a sinistra, all'Alpe Caggiani, 477, in 25'. Si prosegue, su sentiero evidente e meno ripido, verso nord, fino all'Alpe Fiesco, 625(20'). Qui inizia il bellissimo bosco di faggi, che torna ad inerpicarsi. In 30' siamo all'alpe Vaccareccia e gli zaini pesano sempre più. Anche il caldo, quasi estivo, dà il giusto contributo ad una stanca pigrizia. Domani, però, si dovrà dare l'attacco a diverse cime insieme ai due amici che ci aspettano fiduciosi a Pozzolo. Ripartiamo. In 25' siamo all'Alpe Provo a 1060, colla sua caratteristica rana di pietra che “butta” acqua. Sempre fra i faggi, sul sentiero evidente e ben segnato, con tratti ripidi e tratti in falsopiano, passiamo gli alpeggi di Prou Menga e Prour e in 1 h 50' raggiungiamo gli amici al rifugio. Ci restano pochi minuti per fotografare lo splendido tramonto. I due rocciosi settantenni che sono saliti al mattino hanno già riscaldato e preparato la cena e i giacigli. Il pannello solare ci concede quattro ore di luce e ci sta anche un'animata partita a carte. Alle 22 si va a nanna. Tutti dichiarano di non russare, ma nelle lunghe ore notturne l'austero silenzio della montagna viene ripetutamente violato da un commando di “taglialegna”. Domani sarà dura.

 

 
Forca D'Aurona | Stampa |
Scritto da Fabbri Gianpaolo   

PREMESSA. Escursione in Svizzera, non lunga, in ambiente stupendo. Con tempo bello e caldo si può allungare fino alla Punta d'Aurona e, organizzandosi con i mezzi di trasporto, scendere a Veglia. L'ultimo tratto sotto la Forca d'Aurona è attrezzato con scalette di ferro e catene, che si possono in parte evitare.

FORCA D'AURONA

25 SETTEMBRE 2014

Dislivello totale: 750 m. Tempo totale: 4 h 30'.

A Rothwald, 1745, c'è ancora un reperto archeologico, il famoso skilift ad ancora che, da piccoli, ci sollevava ad un metro da terra e ci insegnava a volare. Prima di arrivarci, scendendo dal Passo del Sempione, una strada asfaltata a destra conduce, in circa 3 km, a Wasenalp e, poi, Wintrigmatte, 2040, dove si parcheggia. Siamo in undici e le previsioni sono favorevoli, ma ci troviamo, per ora, nella nebbia e vicino allo zero termico. La guida c'infonde fiducia e ci avviamo verso nord lungo una strada sterrata in leggera salita. Dopo pochi minuti ci affacciamo sulla Gantertal, la valle che da Berisal sale verso il Rebbio. Sarebbe un bellissimo punto panoramico, ma la nebbia permane. Si piega decisamente a destra (est), scendendo anche leggermente ed imboccando un sentiero ben segnato. La direzione è Furggubäumlicke (Forca o Bocchetta d'Aurona). Finalmente s'inizia a salire veramente per combattere un po' il freddo e l'umidità che ci entrano nelle ossa, alla faccia di Meteo Suisse. Camminiamo da un'ora quando incontriamo i ruderi delle baite di Scheene Biel, 2268. Siamo nell'anfiteatro di Furggubäum, che dà il nome alla bocchetta ed alla punta, per noi “d'Aurona”. Continua la lotta fra nebbia e sole. Finalmente, dopo due ore di marcia, il sole la spunta, a quota 2500 circa, dove incontriamo un rudere in prossimità di un laghetto semi-ghiacciato. Ieri, a quest'altezza, c'è stata una leggera spruzzata di neve che, nella notte, si è trasformata in ghiaccio. Su questo versante ovest non batte ancora il sole e le cime leggermente imbiancate danno vita ad uno scenario surreale, nel contesto di un panorama stupendo, che ci gustiamo facendo colazione. Breve tratto in leggera discesa e calziamo i ramponi per risalire un nevaio ripido con neve molto dura. A fine nevaio inizia un tratto attrezzato con scalette e catene per facilitare la risalita. Tutto facile, ma c'è ghiaccio anche sui gradini d'acciaio e qui ci dividiamo. I più saggi ridiscendono verso valle, i meno saggi proseguono ed in 15' raggiungono la Forca d'Aurona, 2686, dove si trova un piccolo rifugio, spartano, ma aperto e molto utile per chi, con scarsa saggezza, passa di qui con tempo brutto. Ci godiamo un po' il sole e il panorama del Monte Leone e dell'Alpe Veglia. Siamo quasi sulla verticale della galleria del Sempione, circa 2000 metri sotto i nostri piedi. Si rinuncia alla punta, 300 metri più in alto, per via del ghiaccio e per non far aspettare troppo i sette saggi. Li ritroviamo a quota 2500 ed insieme scendiamo lungo il percorso di salita. Crogiolandoci, finalmente, al sole di Scheene Biel recuperiamo le scarse energie dissipate ed in assoluta tranquillità, molto prima del solito, raggiungiamo il parcheggio di Wintrigmatte.

 

 
Punta di Tanzonia | Stampa |
Scritto da Fabbri Gianpaolo   

 

PREMESSA. Nel meraviglioso “Grande Est” di Devero si trova la Punta di Tanzonìa. L'escursione è lunga, ma non particolarmente faticosa. Un po' di attenzione, se si vuole proprio salire in vetta dalla bocchetta.

PUNTA DI TANZONIA

11 SETTEMBRE 2014

Dislivello totale: 1.200 m. Tempo totale: 7 h. Sviluppo totale: 18,53 km.

Bella giornata: solo qualche nuvola di passaggio e un fresco venticello. Siamo in 12 ed un giovane lavoratore, oggi a riposo, abbassa l'età media e la percentuale di escursionisti INPS. Ci sono anche Asia e Willy con la loro trazione quattro per quattro. Dopo un franco scambio di opinioni con il sempre cortese posteggiatore dell'Alpe Devero, 1631, ci avviamo verso Corte d'Ardui, 1748, e siamo a Crampiolo, 1767, dopo 40'. Qui teniamo la destra e saliamo al lago di Devero, 1856, in 15'. Il paesaggio intorno al lago più “vasto” dell'Ossola ricorda alcuni scorci da favola delle lontane Rocky Mountains. La differenza è che li abbiamo “dietro casa”. Non è fortuna questa? Sempre sul sentiero ad est del lago ci eleviamo dolcemente, poi pieghiamo decisamente a oriente su sentiero più ripido ed in 40' raggiungiamo l'Alpe della Valle, 2048. Di qui 40' su sentiero abbastanza evidente fino all'Alpe Naga, 2210, luogo prescelto per la colazione. Siamo nel regno delle marmotte. Poco dopo la ripresa del cammino puntiamo a sud-est e arriviamo in 30' ai 2405 metri del Passo di Pojala. Alla nostra destra si scende all'omonimo lago, a sinistra il sentiero prosegue verso la più nota Bocchetta della Valle. Davanti a noi, sempre in direzione sud-est, inizia l'ultima salita, prima dolce, poi sempre più ripida fino ad una bocchetta che dà sull'ampia conca di Vova. Siamo a quota 2572. La vetta è alla nostra destra, verso sud. Il terreno è un po' impervio, ma è presto, splende il sole, il panorama tiene alto il morale e, quindi, lasciamo un po' di spazio alla creatività. Un semiprofessionista ossolano si avventura da solo in un traverso su prato ripido sul versante ovest, aggira la vetta e la conquista comodamente da sud. Stiamo parlando di 15 minuti di cammino. Gli altri, meno professionisti, si portano sulla “parete est” (non del Rosa!), dove c'è più sole. Alla prima difficoltà abbandonano gli zaini e, su terreno molto ripido, salgono in vetta, quota 2684. 40' dal Passo di Pojala. Camminiamo da 3 h 25'. La cima, effettivamente, è un po' “aerea” e compare una corda che darà un po' di tranquillità in più nella discesa fino agli zaini. Asia e Willy, colla loro trazione integrale e “guinzagliati”, non hanno problemi. Si ridiscende verso Naga e si pranza in riva ad un torrentello. Prima dell'Alpe della Valle giriamo a sinistra e risaliamo circa 100 metri. Siamo in pieno “grande Est”. Su sentiero non sempre evidente, ma in tutta calma e con qualche saliscendi, passiamo da Corte Cobernas, 2001, Alpe Sangiatto, 2077, chiudendo l'anello a Corte d'Ardui. Il lungo sviluppo del percorso fà sì che la discesa duri quanto la salita. Verso le 16 siamo a Devero e, poco dopo, ripassiamo dal posteggiatore, per la verità instancabile nel compiere il proprio dovere, che ricontrolla con orgoglio i biglietti verdi del parking venduti 9 ore prima.