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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Periplo e vetta del Galehrn | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Si sconfina nella zona del Passo del Sempione per un'escursione facile e non particolarmente faticosa, in ambiente stupendo. Il Galehorn è più frequentato d'inverno, essendo una salita classica dello scialpinismo vallesano, che offre anche, in condizioni di neve sicura, una discesa bellissima sul versante orientale, riservata a sciatori esperti.

PERIPLO E VETTA DEL GALEHORN

7 AGOSTO 2014

Dislivello totale: 1100 m. Tempo totale: 5 h 30'. Sviluppo totale: km 11,5.

Poco sole e tante nuvole, ma le previsioni danno qualche precipitazione solo in tarda serata e stavolta ci azzeccano. Con gli ombrelli, comunque, negli zaini ci avventuriamo così sopra i duemila. I 12 gradi alla partenza da Engiloch, 1769, pochi chilometri prima del passo, aiutano a camminare meglio. Allietati dalla presenza di quattro signore, siamo in tredici, ma gli Svizzeri non sono superstiziosi e proibiscono i sacrifici umani, quindi la solita vittima sacrificale oggi può stare tranquilla. I cani, non vaccinati contro la rabbia, godono di una giornata di riposo, nonostante la tristezza del decano del gruppo, che li vorrebbe sempre con sé. L'aria frizzante del Sempione ci aiuta a dimenticare la deprimente coda prima di Paglino, dove un ormai quasi eterno semaforo allieta un cantiere che risale, forse, alla seconda Guerra Punica ed è un gran bel biglietto da visita all'ingresso dei turisti nella “Bella Italia”. Ci dirigiamo verso i laghi di Sirwolte, su sentiero ben segnato, lasciando alla nostra destra una bella cascata meritevole di tante foto. Al disopra di questa deviamo a destra ed attraversiamo il torrente. Il lago più grande, quota 2437, è alla nostra sinistra, ma lo vedremo solo dall'alto, facendo una breve deviazione dopo la pausa colazione. Camminiamo da 1 h 45'. La sosta si prolunga un po' per consentire a due anziani la vana ricerca di un paio di occhiali smarriti, pur ridiscendendo un bel pezzo di sentiero. Se qualche funzionario INPS li vedesse così tonici, nonostante l'età, ripenserebbe alla loro pensione. Si riparte ed il nostro tesoriere dà già inizio all'attività di trasporto sassi e metalli, che si prolungherà per l'intera giornata. Dopo 45' raggiungiamo il Sirwoltesattel, 2621. Siamo tutti in forma e proseguiamo per il Galehorn, deviando a destra per andare ad imboccare il sentiero che sale in vetta lungo il filo di cresta sud-est. Dal passo 20'. Sprazzi di sole e dal grandioso pianoro della cima riusciamo a vedere almeno l'Aletschhorn ed un pezzo del celebre ghiacciaio omonimo. Ci fanno compagnia degli stambecchi con i loro piccoli, molto meno agili dei free climber del Cingino. Fa freddo, tranne per il nostro decano, che starà tutto il giorno in calzoni corti e maglietta, mentre gli altri sfoderano maglioni e guanti. Saranno caldane, ma che fisico! Scendiamo quasi subito, in ordine sparso, in direzione sud-ovest. Qui non si trova il sentiero, ma conviene tenersi a sinistra, su pendii ripidi, fino ad incrociare, a quota 2494 (cartelli segnaletici), l'evidente sentiero che, dal Sirwoltesattel, porta al passo di Bistinen, 2439. Lo raggiungiamo in 1 h dal Galehorn. Finalmente si mangia sotto nuvole nere minacciose, ma il vento le spazza via a conferma delle precise previsioni temporali del radar svizzero Landi. A pancia quasi piena inizia la discesa, lungo una traccia non sempre evidente, che, più in basso, diventa un bel sentiero. Passando da Gampisch, 1859, in prossimità del Vecchio Ospizio, raggiungiamo Engiloch dopo 1 h 40'.

 
Lago del Cingino | Stampa |
Scritto da Fabbri Gianpaolo   

PREMESSA. Questa gita, facile e non particolarmente faticosa, si svolge in uno degli ambienti più belli in assoluto delle montagne ossolane, la valle del Troncone, che si sviluppa fra il lago di Campliccioli e il Passo d'Antigine. Di qui si scende nella valle di Saas. Gli stambecchi che si arrampicano sul muro della diga, quasi verticale, sono la ciliegina sulla torta. Chi tentasse di rovinare questa valle incontaminata meriterebbe un posto in piedi in uno dei gironi più profondi dell'Inferno Dantesco.

LAGO DEL CINGINO

31 LUGLIO 2014

Dislivello totale: circa 1000 m. Tempo totale: 7 h. Sviluppo totale: km 13,992.

Agosto, tempo di ferie. Ed ecco che ai dipendenti INPS si aggiungono studenti e lavoratori in meritata vacanza. Una rara bella giornata di fine luglio permette a 20 umani e 3 quadrupedi di programmare questa splendida gita. La parte tecnicamente più impegnativa dell'escursione è il viaggio in auto fino ai parcheggi presso la diga del lago di Campliccioli. Di qui costeggiamo il lago sulla sua destra orografica e, al termine del percorso pianeggiante, pieghiamo a destra attraversando il torrente su una passerella. Con pendenza prima dolce, poi gradualmente in aumento, raggiungiamo l'Alpe Casaravera, 1499, in 50'. I tempi di oggi non sono realistici. Siamo in tanti, ce la prendiamo con tutta calma, qualcuno non è allenato o non sta bene. Il tempo totale di questa escursione, pause escluse, sarebbe di 5 h 30'. Si prosegue per l'Alpe Lombraoro di Sotto, 1636, da dove il sentiero s'inerpica decisamente. Poco dopo, durante la pausa – colazione, viene caricato furtivamente un sasso nello zaino del nostro amministratore. E' la prima volta che ciò avviene durante la salita, ma lo vogliamo mantenere allenatissimo. Prima dell'Alpe Cingino, 2044, attraversiamo un comodo nevaio, residuo dell'ennesima valanga del nevosissimo inverno. Dopo 3h 45' dalla partenza, con passo molto tranquillo, siamo alla diga del lago Cingino, 2250. Il sentiero è ben segnato lungo l'intero percorso. Lo spettacolo degli stambecchi, coi loro piccoli, inerpicati sul muro quasi verticale a leccare il salnitro trasudato dalla costruzione ciclopica è incredibile, unico al mondo. Su una pendenza di quasi 90° si muovono meglio di tanti umani su un sentiero pianeggiante. Dopo le foto saliamo al bivacco, poco più in alto, e pranziamo crogiolandoci all'ultimo sole di questo luglio. Sul bel tavolo in legno, all'interno del rifugio, qualche “ipo-dotato” (parlare di “escursionista” sarebbe offensivo per chi frequenta educatamente la montagna) ha inciso con un coltello i segni evidenti della sua carente intelligenza. La discesa, lungo lo stesso percorso, dura poco meno della salita, ma oggi ce la prendiamo davvero con calma. Nell'attesa degli amici rallentati da qualche problema mangiamo mirtilli e programmiamo le gite d'agosto. Qualcuno ha sentito parlare di una centralina idroelettrica anche in questo paradiso. Ci auguriamo che la creazione del Parco dell'Alta Valle Antrona interferisca con questa diabolica pensata. Ma sappiamo che nel paese dove Schettino diventa docente universitario anche questo sarebbe possibile. Ad Antrona un drink di gruppo pone fine alla bellissima giornata.

 
Autani di Seppiana | Stampa |
Scritto da Fabbri Gianpaolo   

PREMESSA. Bella gita, riposante rispetto alle ultime uscite in Val Vigezzo. Il Rifugio Rondolini all'Alpe San Giacomo è un ricovero sicuro ed accogliente, nel rispetto delle sacre regole dell'escursionista civile, e consente l'escursione anche con tempo brutto. Si parla ovviamente di estate: per l'inverno è tutto un altro discorso. Il percorso, salvo la deviazione facoltativa alla vetta del Pizzo Castello, è quello dell'Autani di Seppiana.

PIZZO CASTELLO – AUTANI DI SEPPIANA

24 LUGLIO 2014

Dislivello totale: m 1436. Tempo totale: 5 h 40'. Sviluppo totale: km 12,086.

Stranamente piove. Nove temerari ed Asia si ritrovano a bere un caffè di fronte alla Fabbrica alle 7. In programma c'è una semplice andata e ritorno all'Alpe San Giacomo con ombrelli aperti. Abbiamo, però, sottovalutato la creatività della nostra guida, che ha già in mente un piano alternativo. Lo svelerà poco alla volta per evitare contestazioni. Si sale, quindi, a Seppiana per ridurre ulteriormente il già scarso dislivello previsto. Si posteggia al termine dell'abitato, ma solo per variare un po' il percorso. E qualcuno inizia ad insospettirsi. Dalla statale, quota 557, si perdono 80 m fino al ponte sull'Ovesca. La bella mulattiera richiede cautela, perché si cammina sul sapone, con una mano occupata dall'ombrello. Temiamo tutti per il nostro anziano osso sacro. In salita va meglio, anche se la grande umidità, insieme alla pioggia, ci rende fradici dopo dieci minuti. Sogniamo già l'accogliente calore del rifugio. Dopo 30' siamo all'Alpe Cascina di Sotto, 640. Di qui in 40' raggiungiamo l'Alpe Zii, 930, dove si consumano un'umida colazione e l'inganno premeditato della guida: “Piove meno e da Mandariola passeremo al ritorno. Andiamo verso La Colma!”. Ed è così che una “gita tranquilla” si trasforma nell'ennesima “gita lunghetta”, con oltre 1400 metri di dislivello, ma con una certa sacralità: l'Autani di Seppiana. Da Zii il sentiero ben segnato sale dapprima dolcemente verso ovest e poi aspramente verso sud. In 1 h 20' raggiungiamo la dorsale che separa Antrona e Anzasca, in corrispondenza del “Laghetto” dell'Alpe La Colma, quota 1509. Non piove più, ma il panorama, che da qui sarebbe stupendo, rattrista. Di già che ci siamo, percorrendo in 40' la bella dorsale verso est, saliamo anche in vetta al Pizzo Castello, 1607. Qualche modesto “su e giù” contribuisce ad incrementare il dislivello. Foto in vetta e torniamo, per circa 10', sui nostri passi. Al bivio per l'Alpe San Giacomo lasciamo la dorsale e deviamo verso destra (nord – est). In 30', lungo sentiero ben segnato, siamo al Rifugio Rondolini, 1324. Della storia del rifugio e dell'Alpe San Giacomo si è già parlato nella gita n. 8, ma, poiché “repetita iuvant”, mi permetto di ricordare che, chi ne facesse uso, previa richiesta delle chiavi al CAI di Villadossola, lo dovrà lasciare in ordine, pulito ed in sicurezza. E’ altrettanto ovvio elargire un contributo per le spese di manutenzione e per gli eventuali utilizzi di legna, energia elettrica o altro. Mentre siamo all'interno a sfamarci ed asciugarci, fa capolino il sole, che lascia il posto alla pioggia quando ripartiamo. Scendiamo all'Alpe Baldana, 1215, e, poco dopo, ci dirigiamo verso Mandariola di Sopra, 934, e di Sotto, 859. Quindi, Alpe Baitone, 755, Alpe Avarda, 690, e Alpe Crotto, 543. Al ponte sull'Ovesca (non quello del mattino, ma più a valle) risaliamo al paese, che attraversiamo fino alle auto (2 h dal rifugio). Questi 100 metri finali di ripida salita sono la ciliegina sulla torta e ringraziamo a denti stretti il progettista dell'escursione.

 
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