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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

I Pizzoni di Laveno | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Una gita fuori zona. Siamo in provincia di Varese, fra lago Maggiore e Valcuvia. Questa escursione è fattibile tutto l'anno, anche in pieno inverno, se non c'è troppa neve. La sconsiglio nei mesi più caldi, perché siamo a quote basse ed è piuttosto faticosa. L'avvicinamento “complicato” (auto, traghetto, treno) è compensato dai panorami mozzafiato. Il tempo dev'essere più che bello, proprio per non perdersi la vista stupenda dei laghi e delle montagne.

I PIZZONI DI LAVENO

31 GENNAIO 2013

Dislivello totale: m 1200. Tempo totale: 6 h 15'.

La giornata è stupenda e non fa freddo, pur essendo pieno inverno. E' ancora l'alba quando otto anziani, in prevalenza dipendenti INPS, s'imbarcano sul traghetto delle 7.20 da Intra a Laveno. Qui raggiungiamo la stazione e saliamo sul treno deserto diretto a nord, che ci porta, in dieci minuti, a Porto Valtravaglia, sempre quota 200. Su strada asfaltata, passando per Domo (non d'Ossola!), raggiungiamo in 40' la frazione di Ligurno. La strada adesso si stringe e si trasforma, poco dopo, in un sentiero tortuoso e “sporco”, ma è normale in inverno. Siamo in ombra, su un versante ovest, e troviamo poca neve, dura e compatta. Si arriva a San Michele, colla sua bella chiesa del X secolo, a quota 820. Fin qui 1 h 45'. Dopo colazione proseguiamo, sempre in direzione sud – ovest parallela al lago Maggiore, abbassandoci di circa 250 m e risalendo, poi, a Sant'Antonio, quota 847. Anche qui ci godiamo lo splendido panorama dalla bella chiesa dell'XI secolo, in compagnia di una socievole capretta che scorrazza liberamente per il paese. Risaliamo, sempre in ombra, al rifugio Giulio de Grandi Adamoli, quota 977, lungo strada asfaltata e mulattiera, stando attenti al ghiaccio sotto le foglie e sui sassi. Il rifugio, del CAI di Besozzo, è chiuso d'inverno, ma un comodo tavolo di pietra ospita il nostro pranzo rapido e frugale (c'è ancora parecchia salita!), finalmente al sole. Fin qui 3 h 20'. Si trova il tempo per scattare qualche foto dal balcone naturale del Poggiolo, a 5 minuti dal rifugio, con splendidi panorami sul lago e sulle Alpi. Il nostro geriatra consiglia anche foto panoramiche singole dei suoi anziani pazienti sotto sforzo, in funzione dell'aspettativa di vita da lui valutata. Si trova anche il tempo di infilare nello zaino del tesoriere qualche leggero sasso, per agevolare la costruzione di un muretto nel giardino di casa sua ad Intra. Sembra sia già a buon punto, dopo oltre due anni di gite settimanali. Si riparte per il passo di Cuvignone, quota 1038, ed il Monte La Teggia, quota 1103, il primo ed il più alto dei Pizzoni di Laveno. Con saliscendi si percorre il filo di cresta fra Lago Maggiore e Valcuvia, su neve ben portante ed estasiati da panorami stupendi a 360°, raggiungendo l'ultimo rilievo dei Pizzoni, quota 1050. Una croce d'acciaio con libro di vetta incorporato segna l'inizio della ripida discesa. Questa richiede un po' d'attenzione nel primo tratto. Fin qui 5 h. Raggiungiamo il Passo Barbè, quota 900, e di qui la discesa si addolcisce. Passiamo da sentiero a mulattiera, a strada sterrata ed, infine, asfaltata. Dopo Vararo si attraversa la frazione Brenna ed eccoci a Laveno Mombello alle 16, dopo 6 h 15' di cammino, alternato a pause più brevi del solito (percorso lungo e giornata corta!) Un giro turistico per la bella cittadina lacustre, in attesa del traghetto, conclude la splendida giornata.

 

 
La Via dei Mulini-Lusentino-Sogno | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. La montagna di Domo e Villa per eccellenza, il Moncucco, offre un'incredibile quantità di itinerari, da quota 250 a quota 1900, d'estate e d'inverno. La maggior parte dei sentieri è molto ben segnata. Con un po' d'inventiva si possono progettare gite brevi, lunghe e massacranti, a cavallo fra Ossola, Antrona e Bognanco. Quella descritta rientra nelle gite lunghe, ma non faticose.

LA VIA DEI MULINI – LUSENTINO - SOGNO

24 GENNAIO 2013

Dislivello totale: 1000 m. Tempo totale: 6 h

Nel gennaio 2013 ci sognavamo la neve di quest'anno ed il richiamo di ciaspole e sci era meno sentito. Giovedì 24 era una splendida giornata e si progettò un giro tortuoso ma affascinante ai piedi del Moncucco. Si voleva anche consentire agli amici verbanesi, abituati al loro bel lago, di osservare dall'alto, per ore ed ore, la splendida Valdossola colle sue metropoli, i capannoni industriali quasi deserti, la cappa di smog sul fondovalle nelle giornate di alta pressione, ma pure le splendide montagne che la circondano. Passo, per comodità, al presente. Otto umani e due animali imboccano a Prata, frazione alta di Vagna a quota 650, la pista trattorabile che, in 1 ora 10', passando dall'alpe Ciupata (889), li conduce al Lusentino (1050). Fin qui siamo in ombra e fa freddo, ma c'è poca neve, tranne che sulle piste di sci perfettamente battute, come sempre. Caffè al rifugio e, finalmente al sole, scendiamo verso Anzuno. Passando dal parcheggio basso e dal ripetitore, attraversiamo due volte la strada e lasciamo alla nostra sinistra il sentiero per Vallesone. Di qui la mulattiera è sempre evidente, ma con meno indicazioni. Siamo in fase creativa e, attraversata per l'ultima volta la strada che sale da Domo, proseguiamo verso il basso su tracce abbastanza evidenti fino ad arrivare in prossimità di Anzuno (550), che lasciamo alla nostra sinistra. Siamo tornati nel mondo conosciuto, sul bel sentiero verso Tappia. I saliscendi da qui a Sogno e nel ritorno portano il dislivello totale della gita odierna a quasi 1000 metri, senza quasi accorgercene. Una veloce visita ai Mulini, in prossimità del rio d'Anzuno, ed eccoci a Tappia (637). Camminiamo da 2 h 5' e ci meritiamo la colazione. Diretti adesso verso sud, passiamo da Maianco Inferiore (738) e di qui scendiamo ad attraversare il rio dell'Inferno. Siamo ancora in ombra e stiamo molto attenti al subdolo ghiaccio sui sassi umidi e sotto le foglie. Vogliamo che il nostro osso sacro rimanga tale. Dal rio risaliamo a Sogno, lo splendido paesino che sovrasta Villadossola (700). Da Tappia 55'. Roberto e Nello sono già qui, arrivati direttamente da Prata per evitare la “Cima Coppi” del Lusentino. Ci fa una bella sorpresa Adriano, che, sebbene sia uno dei rarissimi lavoratori del gruppo, trova il tempo di salire da Villa a salutarci. Pranzo al sole e ritorno, lungo lo stesso itinerario, fino ad Anzuno. Imbocchiamo ora il sentiero per La Quana e Vallesone, sfiorando la splendida località de La Tensa. Qui è stato ricostruito con certosina pazienza negli anni scorsi, assumendo la forma di un accogliente agriturismo, un antico nucleo abitativo completamente diroccato, riutilizzando la pietra delle vecchie costruzioni. Giunti a Vallesone (670), seguendo in parte il sentiero sottostante e parallelo ed in parte la strada (da Andosso), raggiungiamo le auto parcheggiate a Prata. L'allegra e multiforme compagnia ci ha fatto dimenticare che stiamo camminando da quasi sei ore. Non sentiamo più il freddo di gennaio.

 
Devero - Corona Troggi | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Riprendo qualche gita del 2013, in previsione di una forzata inattività nei prossimi mesi. La Corona Troggi fa parte della dorsale che separa la conca di Devero da quella di Agaro. E' una meta classica per sci-alpinisti e ciaspolatori, facilmente raggiungibile, molto panoramica. Richiede condizioni di neve sicure ed un minimo di attenzione nel ripido tratto terminale ed in vetta, quando si scattano le foto celebrative, per la presenza di cornici di neve che, in caso di sovraccarichi, consentirebbero una discesa in volo verso il lago d'Agaro.

DEVERO - CORONA TROGGI

10 GENNAIO 2013

Dislivello: 800 m. Tempo di salita: 2 h.

La seconda uscita del 2013 ci regala una giornata grigia, ovviamente fredda (siamo in gennaio e non c'è sole!), adatta ad un percorso relativamente breve, che ci consenta di rifocillarci al caldo. Non sono ammessi fra noi i superstiziosi, perché oggi siamo in 13, 8 con ciaspole e 5 con sci. Si parcheggia dopo la casetta degli esattori dell'anacronistico pedaggio per Devero, mascherato da quota per il parcheggio, che spesso è completamente occupato. Siamo nel piazzale all'imbocco della seconda galleria, quota 1500 circa. Subito ciaspole e sci ai piedi ed in 20' si raggiunge l'alpe Cologno, 1684. La neve è gelata e fanno comodo i rampant. Al termine della valletta che stiamo risalendo, prima della Forcoletta, giriamo a destra e, su pendii ripidi, raggiungiamo l'alpe Fontane, 1910, dopo 45'. Questo primo tratto si percorre solo in condizioni di neve sicura, così come il tratto terminale della salita. Colazione e ripartenza su terreno più aperto, più vario, con qualche tratto di bosco, fino al lungo pendio ripido che porta in vetta, a 2309, dopo 2 ore. Dicevo della neve gelata ed anche “massacrata” dai precedenti passaggi. Sul ripido il gioco si fa duro e qualche ciaspolatore anziano, dotato di scarso feeling con la neve, soffre non poco, ma senza mollare. Qualcuno ricorda il film thriller danese “Il senso di Smilla per la neve” e ne sortisce subito il soprannome che, ancora oggi, accompagna l'amico più in difficoltà. Smilla è uno di noi. Un venticello freddo in vetta riduce al massimo la sosta e le foto sono ridotte all'osso e lontane dalla infida cornice protesa verso il lago d'Agaro, oltre 700 metri sotto di noi. Il gelo non molla e la prudente discesa dura abbastanza: la neve non è delle migliori per gli sciatori. Al parcheggio la consueta attesa dei ciaspolatori non è particolarmente lunga. Mentre ci prepariamo al rientro, notiamo un auto, proveniente da Devero, che parcheggia all'estremità opposta del piazzale. Ne scende una distinta anziana signora, accompagnata dal resto della famiglia, che scarica nel pendio sottostante i rifiuti prodotti nel corso della sua permanenza montana. L'urlo di Tarzan dell'amico maestro mi precede di pochi centesimi ed esprimiamo il nostro sdegno ai malcapitati. La signora, convinta forse di fare il bene dell'ambiente, si dirige verso di noi con aria minacciosa, sbraitando in termini forbiti. Ci guardiamo perplessi. Siamo in tredici, qualcuno di 95 chili ed oltre: non riuscirà a picchiarci tutti? I due maschietti con lei si ritirano prudentemente in auto, ma la signora insiste e ci aiuta a capire quale sia la mentalità di molti connazionali, anche istruiti, che fa dell'Italia, dal punto di vista ambientale, un paese del terzo mondo. La buona cucina di Mirella, a Croveo, ci riconcilierà, più tardi, colla vita.

 
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