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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Rifugio Margaroli - Alpe e lago Vannino | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Questa è l'ultima gita invernale, ma solo per il calendario. Con l'innevamento eccezionale di quest'anno si può dire che “il bello viene adesso” per sci-alpinisti e ciaspolatori. Il rifugio Eugenio Margaroli della sezione SEO-CAI di Domodossola è una meta classica, alla portata di tutti, in ambiente stupendo. La seggiovia del Sagersboden permette di dimezzare il dislivello e, se fosse ancora troppo, ci si può fermare al rifugio Myriam, a quota 2050.

RIFUGIO MARGAROLI – ALPE E LAGO VANNINO

20 MARZO 2014

Dislivello: 800 m. Tempo di salita: 3 h.

Giornata bella, qualche nuvola al pomeriggio, ma al Vannino siamo già saliti anche con neve e nebbia. Comunque, meglio così! La gita è facile e non faticosa, ma da programmare solo in condizioni sicure, perché buona parte del tragitto è a rischio valanghe/slavine, soprattutto nel bosco da Canza a Sagersboden e oltre. E questo dev'essere ben chiaro a tutti coloro che pensano che nei boschi si sia sempre al sicuro. Oggi siamo in tanti e c'è pure la dottoressa a festeggiare il rientro, dopo sei mesi, di due prestigiosi soci del gruppo, assentatisi per importanti manutenzioni. Si parte da Canza, quota 1419, in quattro cogli sci ed in sette colle ciaspole. Si segue l'evidente pista agro-silvo-pastorale (in Italia anche gli aggettivi odorano di burocrazia) e si raggiunge Sagersboden, quota 1772, in 1 ora 20'. Colazione in attesa del dodicesimo, che sarebbe anche il quinto scialpinista, nonché il secondo ortopedicamente restaurato. Proprio per questo accorcia la gita salendo in seggiovia. I tempi sarebbero perfetti se funzionasse l'impianto, ma un guasto imprevisto fa sì che il nostro amico abbia un'ora di ritardo. In due lo aspettiamo e ci ricongiungeremo poi al Vannino col resto del gruppo. Neve bella, nonostante il caldo e si sale senza problemi lungo la pista sempre evidente. Il panorama dell'Ofenhorn, per noi Punta d'Arbola, ci fa compagnia quando, al termine dei tornanti, usciamo dal bosco ed imbocchiamo il lungo falsopiano che conduce al rifugio Margaroli, in prossimità della diga del lago Vannino, quota 2194. Dal Sagersboden 1 ora 40'. La bella giornata ha attirato altra gente, anche proveniente da Morasco via Lebendum. Si scattano foto per immortalare il brillante rientro dei due restaurati e si pranza ottimamente, in allegria. A fine pranzo, colla dovuta calma, salutiamo gli amici colle ciaspole che impiegheranno in discesa poco meno che in salita, trattandosi di un percorso di sviluppo molto lungo rispetto al dislivello. Noi sciatori “racchettiamo” un po' nella parte alta, ma la neve discreta di oggi ci aiuta. Il tratto nel bosco fino a Sagersboden si percorre con molta prudenza e qualche “spazza-neve” per evitare uscite di pista che, in alcuni punti, potrebbero essere assai controindicate. Da Sagersboden una splendida discesa su questa bella pista, perfettamente battuta, ci riconcilia collo sci facile e divertente. Coll'auto lasciata a Valdo al mattino risaliamo a Canza a recuperare le altre. La bella giornata finisce coll'indispensabile reidratazione in un bar di Ponte.

 
Alpe Pescia | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. L’alpe Pescia, a due passi dalla città, ma immersa in boschi meravigliosi, è sempre una meta bellissima, soprattutto d’inverno. Quest’anno in particolare c’è un innevamento eccezionale che esalta la bellezza dei luoghi. Non è, però, una di quelle escursioni da effettuare con cattivo tempo nella stagione fredda, perché non ci sono rifugi. La quota ed il terreno la rendono più adatta alle ciaspole, anche se, colla strada battuta e con neve decente fino al lago d’Onzo, la discesa cogli sci sarebbe molto più veloce.

ALPE PESCIA

6 MARZO 2014

Dislivello: 950 m. Tempo di salita: 3 h 15’

 

Questo nevoso inverno ci regala, il 6 marzo, un’altra giornata stupenda, con temperatura primaverile. Le ennesime recenti nevicate ed il caldo consigliano di far riposare gli sci. Verbanesi ed Ossolani si ritrovano a Masera e raggiungono la frazione Ranco, dove posteggiano di fianco all’Oratorio di San Rocco, quota 480. Insieme agli 8, umani e non, c’è anche la piccola Asia, in rappresentanza della razza animale. Attraversiamo la frazione e poco sopra seguiamo la strada che ci conduce in 20’ al lago d’Onzo, quota 642. Questa strada montana, in verità ben fatta e con impatto ambientale ragionevole, ci ricorda, come tutte le altre, l’equivoca vicenda all’italiana di costruzioni realizzate coi soldi di tutti i contribuenti, ma riservate a pochi. L’attività agro-silvo-pastorale spesso rappresenta solo un “alibi” per arrivare in auto di fronte alla propria baita o, meglio, villa. Oltre il lago, superati alcuni parcheggi di motoslitte (ne contiamo 18!!!), a quota 800 calziamo le ciaspole. Seguendo in parte anche il sentiero, molto ben segnato e, stranamente, rispettato dalla strada, giungiamo all’alpe Fobello, quota 1121, dopo 2 ore. Su questo splendido balcone panoramico consumiamo la non frugale colazione. Ancora in parte lungo il sentiero, nonostante neve non sempre “portante”, raggiungiamo Mulera e poi Avonchio Sotto, quota 1340, dove si trova il laghetto che costituisce l’ingresso agli alpeggi di Pescia. Altri 15’ e siamo a Pescia downtown, dopo 3 h 15’. Ci si poteva impiegare meno, ma tanta neve, oltre ad incantare, fa anche faticare un po’ di più. Rinunciamo, quindi, a proseguire verso La Sella, quota 1712: ci vorrebbe ancora un’ora. Qui è tutto sommerso dalla neve, anche le baite più basse. Colla sonda ne misuriamo oltre due metri in prossimità della chiesetta, dove ci sistemiamo in qualche modo per il pranzo, ben lontani dalle falde dei tetti che potrebbero scaricarci addosso qualche tonnellata di freschezza. Temperatura sui 20 °C, non un alito di vento, quiete assoluta: il più coperto di noi indossa una camicia. Chi si muove di qui? Eppur ci tocca. Durante la discesa incontriamo un ciaspolatore con gli attrezzi del mestiere non ai piedi, ma sulla motoslitta che lo porta rapidamente verso l’alto, mentre profuma di gasolio l’aria cristallina. Sapremo poi che andava talmente in fretta da perdere le ciaspole per strada. A noi tradizionalisti non capita sicuramente. C’è sempre qualcosa da imparare. Tre giovanotti del gruppo riescono, nel frattempo, a perdersi al lago d’Onzo e li recuperiamo più tardi mentre risalgono da Rivoria. Scopriremo poi che volevano fare il classico giro ad anello. Nessun problema di orientamento. Dopo il sofferto ricongiungimento ci separiamo, dandoci appuntamento al prossimo giovedì.

 
Alpe San Giacomo | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri