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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Pizzo Pernice-Monte Todano-Alpe Curgei | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

 

GITA N. 3

PIZZO PERNICE – MONTE TODANO – ALPE CURGEI

19 DICEMBRE 2013

Dislivello: 900 m. Tempo di salita: 3 ore. Tempo totale: 4 h 30’

Non par vero che per tre giovedì consecutivi il tempo sia stato bello. Non ci siamo, quindi, illusi che il sole ci sorrida nell’ultima gita ufficiale dell’anno, la cinquantaduesima. Ed è così che il 19 dicembre, come da previsioni, piove e nevica, ma ci vuol altro per fermarci. Onorati della presenza del Presidente (75 ben portati) e della giovane dottoressa (una delle poche signore del gruppo, perdipiù non pensionata), ci concediamo un caffè a Miazzina, sperando che, nel frattempo, la pioggia conceda una pausa. Infatti, poco dopo, si trasforma in neve, ben più gradita. Sopra l’Alpe Pala il Memoriale degli Alpini ricorda gli eroi morti in maledette guerre. Posteggiamo qui le auto, a quota 1000 circa. Subito giacche a vento, copri-zaino ed ombrelli. S’imbocca il bel sentiero, per evitare la strada gelata, e si raggiunge rapidamente la Cappella Fina a quota 1102. Si prosegue per l’alpe Cavallotti (1216), dove il sentiero diventa più ripido, fino alla splendida dorsale, molto panoramica in giornate migliori, che separa il cuore della Valgrande dalla conca del lago Maggiore. La si percorre in direzione nord-est, raggiungendo in pochi minuti la vetta del Pizzo Pernice (1506). Fino a qui 1 ora e 35’. Il nostro meteorologo consigliava le ciaspole e, quindi, le abbiamo lasciate sulle auto. In effetti, la nevicata ci concederà due ore di tregua, fino al rifugio, mentre la neve “vecchia” porta abbastanza bene. Dal Pizzo Pernice si perdono circa 100 metri di quota e si arriva alla bocchetta di Curgei. Si prosegue, prima in piano, poi con dolce salita, fino al vecchio rifugio e alla cappella di Pian Cavallone (1564). Breve ristoro al riparo della cappella e ultimo strappo fino alla vetta del Monte Todano (1667), sempre nella nebbia, ma, almeno, non sta nevicando. Fino a qui 3 ore, pause comprese, e 800 m di dislivello totale. Non perdiamo tempo a goderci lo splendido panorama, oggi in sciopero, e, dopo le foto di rito, ritorniamo verso la bocchetta di Curgei. Qui si devia a destra e in dieci minuti, attraversando in leggera discesa un bel bosco di faggi ben innevato (esposto a nord), si raggiunge l’alpe Curgei e l’omonimo rifugio, detto anche Bivacco del Gufo (1350 m, 45’ dal Todano). Questo comodo rifugio, di proprietà della Pro Loco di Miazzina, è un raro esempio di come dovrebbero essere anche tutti gli altri: sempre aperto, ben tenuto e fino ad ora, spero, anche rispettato da chi frequenta queste zone. Nella vicina Confederazione sono tutti così, mentre in Italia, per colpa di una piccola minoranza di incivili, spesso non è possibile che i rifugi incustoditi siano sempre aperti. Noi, che siamo un gruppo di veri amanti della montagna, lo lasceremo perfettamente pulito ed in ordine, contribuendo anche, com’è ovvio, alle spese di gestione. Oltre alla montagna, amiamo anche il buon cibo e gustiamo moltissimo l’ottimo risotto con funghi che il nostro grande cuoco, insieme a due prestigiosi aiutanti, ci ha preparato, rinunciando a parte dell’escursione. I funghi sono procurati dal cercatore professionista del gruppo, che li ha raccolti durante le gite autunnali. Mentre pranziamo riprende a nevicare ed apprezziamo ancor di più il caldo ed il cibo. Dopo due ore di totale ed allegro relax risaliamo pigramente alla bocchetta di Curgei, sotto una tranquilla nevicata (50 m di dislivello a pancia piena!), e di qui scendiamo alle auto lungo il sentiero più diretto in 1 ora 30’. Un po’ di neve fresca ed il ghiaccio sottostante richiedono la giusta attenzione, perché sappiamo tutti che è più facile farsi male nei posti facili, soprattutto d’inverno. Tutto bene e ripartiamo verso casa, mentre la neve si trasforma in pioggia.

 
Strada Antronesca | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

STRADA ANTRONESCA

Dislivello: 700 m. Tempo di salita: 5 ore.

Finalmente una bella giornata! Per evitare traumi da esposizione al sole, dopo due uscite con nebbia e neve, scegliamo un itinerario quasi completamente in ombra in questo periodo dell’anno.

La “Strada Antronesca”, alla portata di tutti gli escursionisti con un minimo di allenamento, va gustata, senza fretta. Si scoprono meravigliosi angoli della valle Antrona, negati a chi viaggia con i mezzi o ha sempre fretta: la Noga colla sua bella mulattiera, i vicoli di Cresti, la chiesa di Seppiana, Casa Vanni ed il bel centro di Viganella, Ruginenta, a molti ignota, e tanti altri.

Non è questo il periodo migliore per quest’escursione, ma le troppo recenti nevicate ci proibiscono mete più alte; tantopiù che su un percorso elementare, come questo, riusciamo ugualmente a trovare un pizzico d’avventura.

Dieci baldi giovani, d’età media intorno ai 65 anni, posteggiano vicino a “La Fabbrica” e, dopo un caffé da Marco, imboccano verso le 7 e un quarto la mulattiera verso la Noga. Dopo solo dieci minuti la prima tentazione: vedendo le luci accese a casa di Adriano, ci viene voglia di salutarlo, ma, conoscendo la sua proverbiale ospitalità, sappiamo che gli faremmo perdere una mezza giornata di lavoro, attività da tempo ignota alla maggior parte di noi ultrasessantenni. Ed allora si prosegue, evitando la deviazione per il sito megalitico di Varchignoli, per problemi di ghiaccio, neve e orario. Un po’ di asfalto fra Boschetto e Cresti, poi si riprende la bella mulattiera . Prima di Seppiana c’è un po’ di lavoro per le guide. Il peso della neve, poi gelata, ha bloccato dei grossi arbusti che ostruiscono il percorso. Privi di motoseghe e di machete, creiamo un passaggio precario in questa giungla fuori stagione e passiamo con un po’ di contorsioni. Lo stesso problemino s’incontrerà anche più avanti. A tener desta l’attenzione ed a creare frequenti sbalzi d’umore contribuiscono i cartelli segnaletici con tempi di percorrenza spesso contrastanti: cammini per un’ora e ti dicono che sei stato fermo, cammini cinque minuti e ti dicono che hai camminato per un’ora. Eppure non abbiamo ancora assaggiato la celebre grappa della nostra guida! Da Seppiana a Viganella si sta sulla strada, per via della neve e degli ostacoli sul sentiero. Casa Vanni è un gioiello, da vedere. Il centro di Viganella, colla sua piazzetta dove lo specchio riflette il sole anche nei mesi d’ombra, è ordinata, pulita, accogliente. I mozziconi di sigaretta son tutti nei portacenere: organizzeremo pullman da certi quartieri di città del fondovalle per far vedere che l’educazione esiste ancora anche in Italia. Nella piazzetta, dopo due ore di cammino, consumiamo la solita “dolce” colazione a base di pasticcini di Gianni, i migliori del VCO. Ed intanto aspettiamo che lo specchio ci porti l’unico raggio di sole della bella ma ombrosa giornata. L’attesa è vana ed una gentile signora che passa di lì ci conferma che oggi ci sono “problemi tecnici”. Si riparte: Rivera, Ruginenta, bella, isolata, una vera sorpresa. C’è sempre qualche albero piegato sulla mulattiera, che allunga i tempi e ci consente qualche piccola variante avventurosa. Si passa ora, per la prima volta, sulla destra orografica del torrente Ovesca. Qui c’è più neve e si arriva a Locasca rimanendo prevalentemente sulla strada, passando Prato, San Pietro e Madonna. Si riprende poi la mulattiera innevata che porta, con gli ultimi 200 metri di dislivello e con percorso diretto, ad Antrona. Ci si poteva impiegare un po’ meno, ma la neve, gli ostacoli sul sentiero e l’allegra compagnia ci hanno un po’ distratti. Alla Locanda della Pietra Ollare consumiamo un ottimo e meritato pasto, in attesa che la corriera di linea, tutta per noi, ci riporti a valle.

 
Alpeggi di Vova | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

ALPEGGI DI VOVA SOTTO UNA FITTA NEVICATA

NOVEMBRE 2013

Dislivello: 700 m. Tempo di salita: 2 ore 10’. Tempo totale: 4 ore.

 

Le previsioni meteorologiche, sia svizzere che italiane, ci consigliano rassegnazione già da giorni e, quindi, la consueta gita del giovedì dovrà adattarsi a quanto ci offrono per questa settimana. Pioggia a valle, neve abbondante sopra gli 800 metri. Non ci resta che cercare un percorso tranquillo e sicuro, ma, soprattutto, un ricovero per nutrirci adeguatamente ed asciugare le nostre vecchie e stanche ossa. Il consueto coordinamento verbano- ossola sceglie gli alpeggi di Vova, che hanno tutte le caratteristiche richieste, a cominciare dalla baita accogliente di Giuliano, aperta per gli amici dodici mesi all’anno. Si parte in sette da Chioso, a quota 900 m, dove parte la strada per Vova. Ombrelli subito aperti, ma niente ciaspole, che restano in auto. Infatti, un vecchio saggio, profondo conoscitore dei luoghi e della meteorologia, preannuncia una perturbazione lieve, con poca neve “in alto”. Ed è così che, dopo pochi minuti, la pioggerella si trasforma in una fitta ed abbondante nevicata, ma nessuno ha voglia di tornare indietro per attrezzarsi di ciaspole, tantopiù che la guida rimane sempre in testa al gruppo e ci batte bene la pista. Si tenta, ognitanto, di seguire il sentiero per tagliare qualche tornante della comoda strada, ma, con gli ombrelli aperti e i rami abbassati dal peso della sempre più abbondante nevicata, si rinuncia presto al sentiero. Arriviamo all’alpe Vova, quota 1448 m, dopo 1 ora 15’ e troviamo già 50 cm di neve. Motivo in più per accelerare verso l’accogliente baita, dove il padrone di casa ci sta già aspettando, in località Il Motto, a quota 1600 m. Il tragitto lo conosciamo bene e sentiamo già il profumo delle cose buone che ci aspettano in tavola: potremmo salire ad occhi chiusi. Alle 10, dopo 2 ore e poco più di salita, siamo al caldo dal nostro amico e qualcuno dice che, forse, si poteva ritardare la partenza di un’ora. Non è un problema! Basta anticipare il pranzo, godendosi la bella compagnia, senza curarsi di quel che avviene all’esterno. Saggiamente si riparte subito dopo il caffè, anche perché nevica sempre più fitto e la neve raggiunge già i 70 cm. In discesa non ci sono problemi, salvo qualche piccola scivolata sugli ostacoli sommersi dalla neve leggera e inconsistente, che ci permette di organizzare una gara di tuffi, favoriti anche dall’euforia del dopo-pranzo. Dopo 1 ora 50’ siamo alle auto, semisommerse dalla neve, e qui inizia la parte più impegnativa della gita su una strada ben innevata. Il vecchio saggio meteorologo tace ormai da qualche ora.

 
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