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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Cima Camughera | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Il Camughera fa parte della corona di cime che separa Valle Bognanco e Valle Antrona. Non molto frequentata, faticosa, su terreno arido e impervio, è un'escursione che offre bellissimi panorami nella parte alta, fra il Colle del Pianino e la vetta. Ma, se si cammina nella nebbia, restano solo la fatica e la soddisfazione della conquista.

 

CIMA CAMUGHERA E MONCUCCO

31 ottobre 2013

Dislivello totale: 1500 m. Tempo totale: 7 h

L'infallibile MétéoSuisse dice che giovedì 31 ottobre 2013, “nella tarda mattinata”, tornerà a splendere il sole. Convinco gli amici a tentare il Camughera, vetta per alcuni di noi inviolata. Ci troviamo a Foppiano, poco sopra Lusentino, quota 1249, in otto con la ex cucciola Asia. Piove, ma lo sapevamo. C'è anche nebbia, ma giochiamo in casa e questa montagna per noi non ha segreti. Seguiamo la strada, con gli ombrelli comodamente aperti, e raggiungiamo l'Alpe Torcelli, 1442, in 25'. Altri 15' e siamo all'Alpe Casalavera, 1594. E piove. Lungo la pista di sci saliamo ai Pianali, 1850, dove arriva la seggiovia Lavancale (30'). Di qui scendiamo lungo il sentiero al Colle del Pianino, 1620 (30'), passando dal meraviglioso ripiano panoramico dove, anni fa', si trovava il comodo ristoro debellato dalla politica e dalla burocrazia (Ahi serva Italia, di dolore ostello …...). Sono solo le 9.00. Cerco, quindi, di infondere fiducia negli amici, perché piove sempre, ma non è ancora “tarda mattinata”. Nella baita rifugio si fa colazione con calma, in attesa delle schiarite. Ricomincia la salita su traccia non sempre segnata ed evidente. Siamo sulla dorsale fra Antrona e Bognanco, diretti a ovest. Dopo 20' passiamo dalla croce di granito che ricorda la tragica morte di un ragazzo. Il terreno è bagnato ed infido: niente di trascendentale, ma scivolare su questi ripidi pendii erbosi è vivamente sconsigliato. Ancora 1 h 20' e siamo in vetta, 2249. Lo splendido panorama ci è negato, pioviggina ancora. Trattandosi ormai di “tarda mattinata”, ricevo i primi improperi e a nulla serve il mio tentativo di ribaltare le responsabilità sul meteorologo di turno ieri a MétéoSuisse. Bagnati e scornati torniamo sui nostri passi, perdendo pure del tempo per esserci portati troppo sul versante di Bognanco, sempre grazie alla nebbia. Arriviamo al Colle del Pianino (1 h 30') e, al riparo, consumiamo un umido rancio, festeggiando anche il compleanno di un pilastro del gruppo, ultrasessantenne. Appesantiti dalla torta e dalla persistente umidità, torniamo lentamente ai Pianali e, in quattro, facciamo una rapida puntata alla croce del Moncucco, 1896 (1 h 10'). Durante la discesa, con qualche ora di ritardo, ecco le previste schiarite, che permettono agli increduli abitanti del Lago di vedere quanto sia bella l'Ossola da quassù. E', però, tardi per recuperare la fiducia degli amici nelle mie doti di meteorologo e ci vorranno anni per riabilitarmi. In un'ora dalla vetta raggiungiamo le auto e riportiamo a valle le nostre ossa stanche, scricchiolanti e bagnate. Il colpo finale ce lo dà la freddura di un amico che, guardando la piccola Asia completamente fradicia, pronuncia la sua sentenza: “se non è zuppa, è can bagnato”.

 
CIMA SASSO | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Torniamo nel Parco Nazionale della Val Grande per la prima gita autunnale del 2013. La Cima Sasso è una meta classica e frequentata. A differenza di molte altre escursioni in questa zona, si cammina anche “in alto”, su una lunga dorsale con panorami stupendi. Non c'è la pur affascinante oppressione dei profondi anfratti di queste valli, dove ci s'immerge quasi in apnea. Il ritorno passando da Pogallo rende il percorso lungo e abbastanza faticoso.

 

CIMA SASSO

26 settembre 2013

Dislivello totale: 1400 m. Tempo totale: 7 h 05'

In otto da Verbania ed in quattro dall'Ossola, con Asia e Book, viaggiamo nella notte per essere al caffè delle 6.30 a Rovegro, prima dei 7 chilometri di strada tortuosa e stretta che conducono a Cicogna, 732, dove albeggia. Percorrendo questo tratto, penso con ammirazione e senza invidia a chi qui abita e deve farselo due volte al giorno. Dal paese parte una bella mulattiera in direzione nord – nord ovest, che manterremo fino in vetta. Dopo 25' siamo all'Alpe Roccolo, 930, e, dopo altri 40', ecco i ruderi dell'Alpe Prà, 1223, con il masso coppellato (a sinistra della mulattiera), e la Casa dell'Alpino, rifugio della sezione ANA di Intra e posto ideale per la colazione. Nel bosco di faggi si addentra il sentiero che, in 15', ci porta all'Alpe Leciuri, 1310. Qui il presidente c'impartisce la consueta benedizione con sagge raccomandazioni ed imbocca la scorciatoia che lo porterà direttamente a Pogallo, dove ci aspetterà, avendo astutamente risparmiato qualche ora di cammino. Sempre nella stessa direzione, usciti dal bosco, percorriamo la lunga dorsale seguendo il sentiero, un po' a destra ed un po' a sinistra, alternando tratti ripidi a falsopiani. Alla nostra sinistra (ovest) c'è la Val Grande, percorsa dal torrente San Bernardino. Alla nostra destra (est) c'è la Val Pogallo, percorsa dal torrente omonimo. Dopo 35' siamo alla Colma di Belmello, 1589. Il sole comincia a spuntarla, le nuvole sono più in basso, i paesaggi sono superbi. Prima del faticoso strappo finale che conduce in vetta, l'altro saggio, che è anche il decano del gruppo, nonché presidente onorario, si ferma ad aspettarci. Alla sua età sarebbe un sogno per tutti arrivare fin qui. Dopo 1 h 15'dalla Colma siamo in vetta alla Cima Sasso, 1916: 3 h 10', pause escluse. Foto di rito e torniamo in 25' dove ci aspetta il presidente onorario. Scendiamo decisi alla nostra sinistra (est) e, su terreno sporco, senza sentiero, immersi fra arbusti e rododendri, raggiungiamo in 40' quel che resta dell'Alpe Cavrua, 1415. Su questo terreno improvvisiamo una gara di tuffi, come non si vedeva dai tempi di Cagnotto e Di Biasi: manca soltanto l'acqua. All'alpe ritroviamo il sentiero e, seguendolo con attenzione, pur distratti da qualche splendido porcino, raggiungiamo in 1 h 25' Pogallo, 830, ricco di baite e di storia, anche tragica. Nella baita di due amici, che ci hanno preparato un sontuoso risotto, ritroviamo il presidente. La sosta è lunga e i soliti si godono un meritato riposo, mentre altri, anch'essi “soliti”, aiutano a rassettare la baita. Il rientro a Cicogna, con vari su e giù che incrementano il dislivello già rispettabile, dura 1 h 25', con la giusta fatica dovuta alle abbondanti libagioni.

 

 
LAGO DEL RITOM – GIRO DELLE MERAVIGLIE | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

PREMESSA. Siamo nell'estate 2013, abbiamo ancora nelle gambe la maratona dell'Helsenhorn e decidiamo di riprendere fiato in un'escursione molto più “tranquilla”, fra le più belle del nord-ovest, in Ticino. Quattro ore di auto sono più che meritate da quello che, non a caso, viene chiamato “Giro delle Meraviglie”.

 

LAGO DEL RITOM – GIRO DELLE MERAVIGLIE

5 settembre 2013

Dislivello totale: 1000 m. Tempo totale: 6 h 35'

Previsioni meteo discrete incoraggiano ad una levataccia per intraprendere un lungo viaggio, fino a Piotta, canton Ticino, pochi chilometri prima del tunnel del Gottardo. Ci arrivo da solo, in due ore, e mi trovo con sette amici verbanesi alla partenza della funicolare più ripida d'Europa (817 x 1000), che in 15' porta da quota 1000 alla quota 1793 di Piora. Ci sarebbe anche una strada, ma preferiamo l'avventurosa salita nella cabina rossa, che sconsiglio a chi soffre di vertigini e a chi ha poca fiducia negli ingegneri meccanici e negli acciai confederali. In 20', lungo strada asfaltata, raggiungiamo la diga del grande lago del Ritòm, 1850, il più esteso dei dieci che oggi sfioreremo, non contando la miriade di piccole pozze d'acqua o di laghetti nascosti alla nostra vista dai rilievi della zona. Il sole fa capolino fra molte nuvole, che, nel primo pomeriggio, ci lasceranno uno splendido cielo azzurro di settembre. Sempre su strada ed in direzione est costeggiamo tutto il lago, che è alla nostra destra, alla cui fine ci inerpichiamo dolcemente fino a Cadagno di fuori ed all'omonimo lago, 1921, che lasciamo alla nostra sinistra (40'). Altri 15' e siamo all'Alpe di Piora ed alla Capanna Cadagno, 1966. Proseguendo su questa strada, ora sterrata, in direzione nord – est, arriveremmo, in circa due ore, al Passo del Lucomagno. Imbocchiamo, invece, un sentiero sulla sinistra, finalmente un po' ripido, e, dopo colazione, invertiamo decisamente rotta, puntando a nord – ovest. A quota 2298 troviamo il terzo splendido lago, quello “di dentro”(45'). Ne seguiamo la sponda sud - ovest fino a quando il sentiero s'inerpica decisamente, portandoci al piccolo lago della Miniera, 2525 (45'). Siamo ad una bocchetta. In quattro lasciamo zaini ed amici a riprendere fiato e saliamo, in 15', senza sentiero, al Pizzo Corandoni, 2659, la “Cima Coppi” di oggi. Qualche foto e torniamo alla bocchetta. In direzione nord e, poi, nord – ovest scendiamo a Stabbio di Mezzo, 2302, in 45', per un rapido spuntino sulle rive di uno dei tanti piccoli affluenti di un braccio del Reno, quello di Medel. Meno di un'ora e si riparte, in dolce salita e diretti a ovest. Si costeggiano il lago dell'Isra, 2322, (15') e il lago Scuro, 2451, (35'), si sfiora la Capanna Cadlimo e si giunge ad una seconda bocchetta, 2500 circa, la Bassa del Lago Scuro (20'). Questo incredibile punto panoramico dà probabilmente il nome al Giro delle Meraviglie. Guardando verso sud si vedono d'infilata, dall'alto e su livelli diversi, i due laghetti di Taneda, il lago di Tom ed il maestoso lago del Ritòm. Paesaggio fiabesco! In 65', costeggiando Taneda, 2304, e Tom, 2022, fra splendidi pascoli alpini si scende al Ritòm, chiudendo l'anello. Altri 35' ed arriviamo in buon anticipo per scendere con la funicolare delle 17. Persino la solita lunga e lentissima coda fra Bellinzona e Locarno, al rientro, non intacca minimamente l'energia positiva incamerata fra quei monti meravigliosi.

 

 
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