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Alagua - Giovera

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Dal Notiziario

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Appuntamenti nella "Sala Incontri"
La Stampa 10/11/2014 PDF 

Lo studioso Enrico Rizzi: “Domodossola ha solo mille anni”

Dopo quasi mezzo secolo di ricerche ha pubblicato un libro sulla storia della città
 
 
 
 
 

DOMODOSSOLA

Buon compleanno, Domo. Quest’anno infatti ricorre il millennio della città secondo la datazione individuata da Enrico Rizzi nell’ultimo dei suoi libri, dedicato alla storia dell’Ossola e pubblicato dal libraio-editore Grossi (463 pagine, 39 euro).  

 

Al 1014 risale infatti un diploma dell’imperatore Enrico II di concessione al vescovo Pietro del comitato dell’Ossola. Solo allora, ai piedi del castello di Mattarella, è sorta la chiesa dedicata ai martiri Gervasio e Protasio e la casa del vescovo che diede vita al nuovo borgo. Così la domus episcopi divenne rapidamente il nome del borgo che si andava affermando come centro commerciale alla confluenza delle vie fluviali e delle mulattiere. Le ricerche di Enrico Rizzi aprono nuovi scenari nella storia antica dell’Ossola, in precedenza identificata con l’«Oscella dei Leponzi» di Tolomeo, che in realtà si trova nelle Alpi Cozie. Il riferimento esatto sarebbe invece quello di «Oxila». «La provincia romana dell’Ossola non è mai esistita, mentre la via romana e l’epigrafe della Masone sono una fantomatica ricostruzione ottocentesca», aggiunge l’autore. Una serie di demolizioni, insomma, alle congetture pseudostoriche coltivate finora.  

 

«L’Ossola antica era una foresta incolta, devastata dalle alluvioni e coperta di paludi. I pochi abitanti stavano abbarbicati alle pendici dei monti. Sotto il castello di Mattarella, dove oggi c’è la città, il Bogna penetrava selvaggio» sottolinea Rizzi. Quest’anno c’è un altro millenario: quello dell’alpe Alupta, citata in una pergamena pure del 1014. Rizzi la identifica con l’alpe Lut, sopra Premosello. La nuova opera (nessuno negli ultimi 150 anni aveva mai tentato una storia della valle), frutto di un lavoro protrattosi da quasi cinquant’anni di ricerche negli archivi, è corredato da un interessante materiale fotografico mentre ogni capitolo si chiude con la relativa bibliografia e le prospettive per ulteriori ricerche. La copertina restituisce un’immagine della piana di Domo di due secoli fa. La prefazione è di Luigi Zanzi mentre l’appendice di Rizzi fa il punto sullo stato della ricerca storica dell’Ossola nella prima metà del ‘900. In quarant’anni la Fondazione Monti (della quale l’autore è da sempre l’animatore) ha pubblicato 110 volumi: almeno la metà portano la sua firma, a conferma che Rizzi non è solo lo storico dei Walser. 

 

Fra tanti personaggi incontrati nelle carte vecchie e nuove, quali sono gli ossolani più illustri? «Per me - risponde l’autore - il più importante è stato Giuseppe Chiovenda, che ha lasciato un ricordo internazionale nella storia del diritto. Gli farei seguire Giacomo Mellerio e Gianfranco Contini». 

 

Ed ecco la prossima fatica: «La storia della Formazza è già pronta: nessuno immagina quale importanza possa avere avuto in passato questa valle incuneata nelle Alpi». 

 
Dal 9 agosto in libreria! PDF 

 

A un secolo e mezzo dall’opera di Enrico Bianchetti, questa Storia dell’Ossola colma un grande vuoto, presentando per la prima volta la storia della valle dalle origini all’età contemporanea: le secolari vicende delle sue genti nell’eterna sfida con un ambiente ostile; il fecondo nodo delle sue vie mercantili, fluviali e montane; la fiera difesa delle sue autonomie; secoli di guerre, dominazioni e calamità naturali; la tenace fatica di un popolo perennemente curvo su di una terra aspra; lo spirito d’intraprendenza dei suoi figli migliori; la sua rustica e nobile vocazione per l’arte e la cultura... Una storia singolare, dispersa in infiniti rivoli e finalmente ricomposta in un racconto completo e avvincente.

 
Ristampa anastatica PDF 

Cronaca del Borgo di Vogogna

 

Gabriele Lossetti-Mandelli (1821 – 1886) fu uomo pienamente risorgimentale che scelse come luogo di vita e di studio Vogogna.

Dopo la laurea in legge a Pavia nel 1845, si stabilisce a Milano dove partecipa alle “cinque giornate” e sposa Elisa Melzi d’Eril. Con il ritorno degli austriaci, lascia Milano e torna a Vogogna dove risiederà fino alla morte, si dedicherà alla famiglia, ai viaggi e alla cura del patrimonio. Fu benefattore e amministratore attento e impegnato: consigliere comunale di Vogogna dal 1849 al 1886, sindaco dal 1863 al 1881; consigliere provinciale pel mandamento di Ornavasso dal 1871 al 1881. Nel 1874 fu nominato socio onorario della Società Storica Lombarda.

Scrisse un’accurata “Cronaca del Borgo di Vogogna dall’anno 1751 al 1885” che fu pubblicata postuma nel 1926 a cura di Alberto Olivieri. La “Cronaca” era inserita in un più vasto progetto per una storia di Vogogna che non vide mai la luce. Il libro, secondo la tradizione delle cronache medioevali e moderne, è organizzato in una introduzione corografica che arriva fino al 1848 e sette “libri” che cadenzano il percorso espositivo dal ruolo del borgo come capoluogo dell’Ossola Inferiore sotto il Regno di Sardegna alla decadenza di questo ruolo nel Regno d’Italia. Una preziosa e dettagliata appendice con le “Genealogie Vogognesi” arricchisce e conclude il lavoro.

Il poderoso volume (438 pp.) era inaccessibile agli studiosi e circolava solo negli ambienti dei bibliofili antiquari. Oggi l’iniziativa dell’editore Grossi di Domodossola di una tiratura limitata in ristampa anastatica ne permette l’accesso sia agli storici che ai culturi di storia ossolana

 
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